Affrontare il tecnico sgradevole: Manuale per essere consapevole (Volume 1)

Come interagire con il tecnico di turno, senza litigare e fare pessime figure
 
Siccome svolgo per la maggior parte del tempo un lavoro puramene tecnico e quindi passo sistematicamente per l’orso nervoso di turno che divora chiunque gli capiti a tiro, oggi un “piccolo” manuale con le istruzioni d’uso comune per PROVARE ad interagire con quelli che fanno un mestiere simile al mio e quindi fanno pure la mia stessa impressione a chi ci deve collaborare.
 

L’idea principale sarebbe quella di mettere in luce gli aspetti più strani e a volte pesanti del rapporto tra utenti/clienti e quella parte del mondo (legata in qualche modo alla mia attività) che spesso non riesce a piacere agli altri e con cui il più delle volte si va a discutere anche per motivi piuttosto futili.
 
PS: Io sono il primo a dire di essere un tecnico sgradevole e di rovinare a prescindere la categoria, però oh… mica è sempre colpa nostra eh!
 
Ci siamo? Vediamo quindi pochi casi tra quelli più comuni, ma ovviamente, se volete aggiungerne altri o suggerire comportamenti fuori norma del vostro tecnico del cuore (che poi tanto vi volete bene uguale) li mettiamo insieme e ampliamo la cosa.
 

AH! POST LUNGHERRIMO, UN PO’ POLEMICO, UN PO’ DI RIFLESSO E UN PO’ PORPORINA. MA SE LO LEGGI TUTTO SENZA SBIRCIARE, ALLA FINE C’È UNA COSA CARINA.

 

La prendo alla larga: Ma chi è il tecnico sgradevole? (e poi perché è sgradevole?)

È una figura mitologica che dovrebbe occuparsi di:

Realizzare fisicamente il lavoro che viene commissionato;
 
Risolvere le magagne tecniche dovute alle inefficienze (spesso si, oh!) di vendita di chi se ne occupa ed ai desideri (spesso molto infefficienti) del cliente;
 
Smazzare le famose modifiche da un attimo (lungo come una vita) e quelle da millemila anni (che sono cose da 4 minuti mentre soffriggi l’aglio in padella);
 
Scappare dalle situazioni in cui gli si passa il cliente al telefono e lui già sa che smadonnerà perché qualcuno avrà venduto una Lamborghini avendo invece uno stabilimento della Tata.
 

 
Ma alla fine (lo dico per esperienza), è solo un povero cristo che cerca di fare il lavoro che gli piace al meglio delle possibilità che gli vengono offerte, sputando sangue anche perché:

Chi di dovere (spesso) non se lo merita;
 
Chi ha acquistato, ha comprato “una cosa banana” che siccome fa cagare, una mano fatta bene ci va messa ugualmente perché altrimenti una cosa ad-cazzum non va nel portfolio da presentare ad altri clienti;
 
Chi vende s’è giocato pure la madre a dei costi che non ci paghi nemmeno l’acqua per annaffiare le piante, ma ormai il contratto è firmato ed il cliente ne ha una copia in cui c’è scritto che bisognerà fare il lavoro e basta.

 
Adesso no… caro Aronne Piperno, (continuate voi?!)

Che lavoro fa sto cristiano? (Non muove le mani e fa le magie ok?!)

Il tecnico è UN TECNICO e le cose tecniche appaiono nella mente comune sempre troppo ingarbugliate, quindi per l’umano standard, sto personaggio vive attorcigliato nei cavi, apre i PC per modificarli e spiarti dalla webcam, recupera i dati delle carte di credito, riesce a scoprire il tuo numero di cellulare solo guardandoti, può lavorare anche gratis (che è la cosa in assoluto più percepita) e fa finta di farti la grafica sui biglietti da visita.
 
Nessuno pensa che invece potrebbe essere una persona pienamente formata e che magari s’è ammazzata per anni solo per arrivare a fare cose che non sono normalmente alla portata di tutti.

Probabilmente è uno che ha studiato (anche non nel senso puramente accademico della cosa);
 
Probabilmente è uno che continua a formarsi;
 
Probabilmente è uno un tantino più smart di quel che si pensi;
 
Probabilmente è uno di quelli che può dirti “io posso imparare a fare quel che fai tu, ma tu non puoi imparare a fare quel che faccio io”.

 
Insomma, probabilmente è uno cazzuto.

Quando parli (o ti tocca parlare) con lui?

Se sei fortunato, quando non c’è nessuno in mezzo a fare da filtro.
Dico fortunato perché a me povero tecnico, arrivano delle cose da fare che quando preparo il piano di azione mi chiedo quanta bravura c’è voluta per prendere certe commesse, e poi scopro che qualcuno ha fatto carte false portando a casa progetti che se fossero stati venduti bene marginerebbero troppo di più, accontenterebbero tutti e costerebbero anche cifre molto più basse.
 
SCUSATE EH, NON CE L’HO CON CHI VENDE PERCHÈ SICURO HA LE SUE DIFFICOLTÀ, PERÒ A VOLTE MI PARE FATTO DAVVERO APPOSTA! (LOVE).
 
Però vabbè, quando ci parli? Dicevamo…

1) Con un po’ di culo e se lavora da solo praticamente subito, così almeno se bisogna scornarsi lo si fa dal principio e nessuno dei due spreca tempo o risorse.
 
2) Con poco culo se tu dici A, chi vende riporta B, poi la incarta al tecnico dicendo C e il disgraziato, nel tentativo di fare le cose, produce una D che vi farà discutere a lungo.
 
3) Nella normalità quando tutto va bene, ma ci sono cosette da dover aggiustare e quindi ripassiamo nei casi 1 e 2 per capire quanto male ci stiamo per fare.

 

Che succede invece quando ti tocca chiamare?

In realtà dovrebbe essere un classico rapporto di lavoro in cui chi paga chiede cose e quindi gli vengono giustamente date (ed accade eh fidatevi!), ma molti, arrivati al fatidico dunque, finiscono in uno dei casi qui sotto.

C’è chi ha paura di dire stronzate e di farsi cassare, quindi non chiama, tiene il problema ed è insoddisfatto;
 
C’è chi si prepara la filastrocca e poi ad una domanda (ragionevolmente) più precisa si sente annegare, quindi la butta in pappa, fa finta di aver capito ma poi è insoddisfatto;
 
C’è chi è convinto di padroneggiare la materia e quindi non si sa bene per che cosa chiami a fare, quindi l’unico effetto che produce è quello di farti proprio incazzare (e uno dei due è insoddisfatto);
 
C’è chi visto che deve pagare, allora deve davvero assillare, quindi prima o poi qualcuno dei due (uno a caso) fanculizza l’altro (che è insoddisfatto) e buonanotte.

 
Come prima quindi… caro Aronne Piperno… (continuate voi?!)

E quando finalmente (con tutta l’insoddisfazione) lo hai cercato?

Ecco (ERA ORA!) tre casi che ho scelto perché sono quelli su cui, nel mio piccolo, smadonno di più.

1) Panico se non lo trovi perché hai un problema.
Niente paura, sicuro “ti vede”, e lo sistema

Quando si ha a che fare con un tecnico, si da per scontato che essendo uno “del mestiere” frequenti posti comuni agli umani della sua stessa natura, quindi oltre a chiamarlo in maniera ossessionata in azienda o sentirlo per mail, abbiamo l’abitudine di provare a cercarlo su tutti i social ed i “posti online” che frequentiamo anche noi.
 
Perché? Perché in cuor nostro, sappiamo che è sempre meglio sapere dove trovarlo ogni volta, così seppure si sputtanasse la galassia, in qualche modo lui ci risolverebbe il problema poichè potremmo sempre averlo con coi.
 
Il tecnico sgradevole però non è che pensa al NOSTRO progetto 24h al giorno. Segue altre cose, smazza righe di codice, analizza tabelle, lavora con le proiezioni e prepara report per i clienti. Ha praticamente abbracciato la causa sotto tutti gli aspetti, quindi ci sta dentro fino al collo e vede di trarne sempre il massimo profitto.
 
Come interagire allora SEMPRE E COMUNQUE anche se non ce l’abbiamo inmezzo ai maroni ad ogni ora?
Probabilmente non morde, ma è solo troppo distratto da altro, ha priorità diverse o è fatto così, ma tranquilli… se è un tecnico vero non sa resistere alle richieste di qualunque natura e quindi sarà tentato di rispondere comunque e da qualunque canale si sappia frequenti, anche se non è collegato, è invisibile, o non vuole rispondere e quindi logga con l’account del collega.
 
Un po’ come aggrare (ve lo ricordare aggrare vero?!) il mostro gigante sul giochino di turno. Impossibile che non risponda alla provocazione. Ovviamente così facendo capite pure se è un mostro easy o uno da lasciar stare, ma di base, la soluzione è sempre a portata di click.
 
Non impanicatevi se non vi pensa, perché magari legge ugualmente e capita pure che sistemi il lavoro senza chiedere niente in cambio.
 
“ne conosco uno che finchè non ha finito non smette e se si tratta di poche stronzate le fa, sta sereno e vi risolve la cosa”.

2) Non parla con me ma non capisco perché

Non è che non parla con te, ma spesso parlate lingue diverse. La colpa, nella maggior parte dei casi potremmo di istinto darla a lui, perché spesso se la tira un po’ troppo o perché spesso usa parole complicate per spiegare le cose.
 
OK OK, LODE IN QUESTO CASO ALLE FORZE VENDITA CHE SE MANDASSERO NOI A FARE IL PROPRIO LAVORO NON SI GUADAGNEREBBE UNA BENEAMATA CEPPA (LOVE).
 
Come al solito, su questa cosa in particolare sono primo nella lista, ma forse, dico forse, a volte potrebbe bastare un po’ più di comprensione da entrambe le parti.
Il tecnico sgradevole ha vissuto di quello e quindi ha probabilmente un tipo di formazione che lo “costringe” a relazionarsi in un certo modo, riempiendo la testa del malcapitato di nomi e paroloni che non stanno nemmeno sul dizionario, spaventando chi dovrebbe comprare e/o comprendere certe competenze e mandando tutto a carte 48.
 
Dall’altra parte però, spezzando una lancia a favore della categoria, potrei dire che spesso ci si trova davanti ad atteggiamenti di troppa faciloneria da parte di chi chiede aiuto per fare le cose. Spesso ci si sente dire frasi tipo:

Fallo te, a me sta bene;
Io non ci capisco ma è ok;
È il mestiere tuo, pensaci te che io non ho tempo.

 
Potrebbe sembrare fantastico avere carta bianca su tutto, ma poi a cosa si va incontro?

Io pensavo fosse invece così;
Non è vero, non mi hai detto sta cosa;
Siete tutti uguali e io non mi fido più di nessuno.

 
Come interagire? Lo so che ora scrivo una cosa difficile, ma sicuro andandogli incontro… si si, voi al tecnico. Non potete nemmeno immaginare la frustrazione che ti prende quando ti dicono “fallo te”, oppure “io che ne so” o ancora altro.
 
Uno sta lì apposta per AIUTARE. Uno sta lì apposta per provare a semplificare le cose, e l’unica accortezza che chiede è quella di mostrare un minimo di interesse per la vostra attività/richiesta e magari un po’ più di partecipazione, perché un conto è avere la palla di vetro, un conto è lavorare su problemi reali per cui servono INFORMAZIONI REALI.
 
IL TECNICO NON È UN MAGO A CASO che muove le manine e sa tutte le cose. Ha bisogno di chiedere info perché LAVORA PER VOI.

3) Ha fatto una cosa complessa, e a te, sto fatto, ti stressa

Due o tre motivi (ma ce ne sarebbero TROPPI di più) per cui una cosa pare complessa sono:
 
1) Toh, il più comune sta proprio scritto di sopra. È che siccome non te n’è fregata na beneamata mazza, il poveraccio, che ha:

Tempi di consegna da rispettare;
 
Desideri da esaudire;
 
Problematiche nascoste che dovrà sicuro ”fixare” (e ci sono sempre lo giuro);
 
Se c’è, un capo che spacca i maroni;
 
Se ci sono, dei colleghi che fanno na mazza, pigliano i soldi a buffo e sfasciano le postazioni;

 
Alla fine risolve secondo un suo schema mentale cercando di consegnare un prodotto comunque funzionante e, secondo i suoi canoni (perché non ne ha ricevuti altri), anche facilmente usabile.
 
Come interagire? Innanzitutto provando comunque a capire cosa ha fatto. Sicuramente ha visto cose che pensa possano essere sistemate e sicuramente ha previsto cose a cui non hai pensato e che potranno essere utili. Poi, un minimo di esame di coscienza perché lo hai lasciato solo ed è normale non avere tutti i tasselli (che pensavi ma di cui non hai parlato) al posto giusto.
 
Calma e gesso quindi. Teniamo l’orso ferito tranquillo e portiamogli del salmone o un po’ di miele prima dirgli quel che non va.
 
2) Sei abituato al programmino di 7000 anni fa, che all’epoca hai anche imparato a fatica e controvoglia, e che ad oggi, non essendo più idoneo deve essere sostituito perché l’azienda è cresciuta e/o ha altri obiettivi.
 
Quindi ti scoccia ricominciare da capo, e siccome anche se il nuovo software/sito/blog/applicazione/ilcazzotipare fosse una fotocopia del precedente ma con i colori diversi ti darebbe fastidio il doverti riabituare, allora s’attacca il pippone perché è scomodo, perché il pulsante non sta qui, perché prima lo scrivevo così etc.. etc.
 
Come interagire? Questa è la situazione classica in cui lo scazzo al povero tecnico ormai glielo hai bello che dato e notoriamente diciamo che l’interazione a certi livelli è un po’ più difficoltosa.
 
Le situazioni a ridosso delle lamentele adesso sono:

1) Se parlate diretti col tecnico, madonne varie, e poi un secco “vediamo che fare”;
2) Se parlate col commerciale e dovete ancora saldare, le madonne ve le potrebbe abbonare;
3) Se parlate col commerciale e avete già pagato, l’intervento potrebbe esser salato;
4) Se il tecnico è anche il commerciale, iniziate a tremare, perché se è uno orgoglioso, se ne potrebbe fregare.

 
Questa è una delle casistiche che incontro più spesso. La pigrizia nel voler fare le cose (la morte verrà su grandi ali nere – thx triste mietitore – per quelli che faranno commenti, risate o altro su di me che parlo di pigrizia ok?).
 
Insomma, non se ne esce. O almeno se ne esce riproponendo una cosa UGUALE, che non apporta valore ma che fa avere al committente lo scettro del potere almeno per un po’.
Morale della storia, perdiamo tempo TUTTI.
 
3) Il lavoro coinvolge più persone che dovranno interagire con la soluzione proposta, ma OVVIAMENTE come in tutte le situazioni che si rispettino, in una qualunque attività, quello che si fa un ufficio non lo sanno nemmeno i colleghi della scrivania accanto. Figuriamoci in altri reparti.
 
In certi casi, è buona norma da parte del tecnico invitare OGNI PERSONA il cui lavoro verrà in qualche modo influenzato dalle nuove implementazioni a compilare un form adatto in cui descrivere ad esempio il tipo di attività in modo dettagliato, le principali mansioni, le ASSOLUTE NECESSITÀ, le persone con cui si collabora e le aspettative o le migliorie che sarebbero DAVVERO UTILI.
 
Questo è un modo di lavorare a mio parere corretto e coerente, ma purtroppo non sempre paga in maniera ottimale perché si tende sempre a sottovalutare le richieste degli altri, specialmente se in quel momento non ci stanno davvero toccando e quindi non facciamo caso a quel che potrebbe accadere 3 passi più in là.
 
Come interagire? (Si perché se avete sottovalutato la cosa prima o poi vi tocca chiamare). Non è il massimo dirlo ma a volte stoppare immediatamente le cose può essere la soluzione migliore. Ad oggi, nessuno vuole fermare il proprio lavoro e la propria produttività perchè dicono tutti che chi si ferma è fottuto (perduto forse una volta, oggi è peggio).
 
Ma è meglio continuare a sbagliare?
È meglio non fermarsi a pensare e capire che cosa comunicare per correggere in maniera definitiva?
Conviene perseverare in un errore senza sapere a cosa potrebbe portare?
 
Ahimè, spesso si. Ma perché si arriva sempre a certe situazioni? Perché non si riesce (cazzo) a metterci mano prima? Che cosa manca anche qui? Lo avete capito ormai no? È una cosa che vorrei trasmettere dall’inizio del post e che se ce ne fosse di più, tutto sarebbe più bello e tutti ci “lolleremmo dippiù!”

Parlo di COLLABORAZIONE e PAZIENZA.

Collaborazione e pazienza per chiedere aiuto;
Collaborazione e pazienza per non sentirti sperduto;
Collaborazione e pazienza per non rimanere incompiuto;

 
Alla fine basta poco… ma se poi uno si mette a fare liste semipolemiche di problematiche (purtroppo) standard specie in certi tipi di lavori un motivo ci sta.

E io? Io…io che c’entro? Non ho fatto niente! Io sono metà tecnico e metà porporina, perché l’idea che avrai di me, possa esser carina

Mostri di porporina che invadono il manifesto dei Magenta
(Disegnetto fatto con illustrator, tra scarabocchi ricalcati e grazie ad anni di disegnetti al cazzeggio, ma soprattutto con la pazienza di Eudà – presente anche lei – che suggerisce cose).

In tutto questo, io il mio lavoro lo adoro e lo maledico ogni sacrosanto giorno che si rispetti. Lo so di non essere l’unico ma solo uno dei tanti, però forse una piccola quadra per non farmi passare la voglia di continuare con quello che faccio l’ho trovata rovistando nei cassetti che ho in testa dopo un paio di suggerimenti dati (inconsciamente) da qualcuno che conoscete anche voi, e ad oggi la vedo così:
 
Adoro fare il mio lavoro perché è tecnico. Mi piace stare a sentire le richieste delle persone che mettono sul tavolo idee, progetti e numeri e nel frattempo staccare una parte di me dalla discussione per iniziare fin da subito a pensare soluzioni per risolvere il problema senza intoppi, con un lavoro pulito (magari pure figo) e massimizzando l’esperienza di tutti.
 
Adoro fare il mio lavoro perché è porporina. Cavolo l’ultima volta che ho usato la porporina avevo 8 anni. L’ho tirata addosso alla mia compagna di banco (che mi piaceva) perché ne portò a scuola un vasetto di un solo colore (indovina quale?) e si sa che a quell’età i maschietti certe tonalità le evitano come la peste insomma. Comunque, mi piace pensare che un pochino lo sia perché è luminosa, e le cose luminose (escludendo pistole laser puntate contro, asteroidi in collisione nell’atmosfera e treni a vapore quando vedi la luce e stai sul binario) sono fighe, danno idee fighe e ti portano a soluzioni fighe (ho scritto 3 volte f-i-g-h-e in una frase… chissà a che pensavo!)
 
Ma in realtà sono un tecnico. Uno di quelli davvero sgradevoli eh. Uno di quelli che ti vede come uno zulu seduto davanti ad un computer e si chiede come faccia il mondo a non chiudere oggi. Uno di quelli che di pazienza potrebbe pure averne una infinità, ma ci sono quelle piccole cose, piccole come un acronimo detto male o come una search senza (apparentemente) alcun senso che lo fanno diventare cattivo come un mostro dei Boazani quando non c’è il “vortice di luce tra le stelle col suo spirito ribelle” nei paragi. Uno di quelli che ti parla, capisce che non stai capendo e siccome per lui è una cosa di una banalità disarmante vorrebbe urlarti addosso senza pietà e se non lo fa è solo perché devi ancora pagarlo.
 
Però sono un tecnico con alcuni barattoli di porporina. Si e ce li ho sempre sulla scrivania perché capita pure che mentre sei lì che odi il pianeta solo perché la “modifica da 2 minuti al sito” in realtà ti costringe a smontare mezzo layout magari li guardi, scegli un colore, lo pensi, ti rilassi e forse… dico forse, tempo 10 minuti e la soluzione arriva da sola.
 
Siamo arrivati caro Seotista! Se sei qui a leggere di porporina forse un barattolo che ti risolve i problemi ce l’hai anche te.
Dai che è finita, la prossima volta non so ancora cosa ti aspetterà ma se vorrai sentirti più sereno potrai sempre provare a suggerire qualcosa!!!
 
A presto, saluti pigri!

iscriviti alla pigrolettera!

 

Web Designer, Developer, Grafico, e SEO Mooooolto in erba... così dicono almeno. Ah! Non fate caso a Goldrake... è che non sapevo dove parcheggiarlo!

2 thoughts on “Affrontare il tecnico sgradevole: Manuale per essere consapevole (Volume 1)

  • 10 novembre 2016 at 21:20
    Permalink

    Ahò seopigro, me piace er tuo stile, molto originale, m’è garbato talmente tanto che me so pure iscritto alla tua newsletter pigra.

    Reply
    • 10 novembre 2016 at 21:50
      Permalink

      Ciao Antò! Grazie caro e come dico sempre, benvenuto a casa di Goldrake!

      La newsletter senza date assicurate è sempre (pigramente) in fase di pensiero/preparazione ma arriverà quanto prima! (scrivere “prima” non è da me lo so)

      Passa a scarabocchiare quando vuoi, io e quello grosso con le cornette gialle siamo sempre contenti di vedere gente nuova! 😀

      Reply

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