Landing Page: A chi non fa comodo un Big Shooter sempre pronto?

Tempo di lettura: 14 minuti
Cosa sono e a cosa servono le landing page
(Oh, easy perché quello con le cornette gialle sa che inviterò i suoi amici giganti sul Blog eh!)

Negli ultimi mesi ho cercato di spostare parte della mia attività su un settore che mi è sempre piaciuto per complessità e competitività, e che propone continuamente sfide e sganassoni continui se non fai le cose con criterio e perdendoci davvero le diottrie.
 

Ho provato a diventare più bravo (se scrivo specializzarmi non ci sta perché di sassate ancora ne devo pigliare) in un ambito specifico di tutto il mondo SEM, ed in particolare nella gestione di campagne pay-per-click, passando dallo strumento principe del padrone di casa, quindi Google AdW.
 
Lo so che lo sai di cosa si tratta eh, ma comunque ricordiamolo. Google AdWords non è altro che la piattaforma ufficiale di advertising del padrone motore. Punto.
Secondo la “spiegazione” ufficiale ti permette di raggiungere poternziali clienti, con annunci testuali, con immagini e con campagne su rete standard o display (rete di siti internet partner o aderenti ai programmi di Big G.) nei modi e con i costi che ritieni più opportuni, targettizzando il tutto in maniera davvero capillare. Oh, in buonissima parte è vero eh, mica dicono stronzate gratuite capiamoci. Il problema è dato dalle nicchie di interesse, dalla competitività di alcuni nello stesso settore che ci piacerebbe colonizzare e anche da determinati budget che spesso, per causa di forza maggiore (non c’abbiamo la grana o il cliente non sgancia facile) non riusciamo a coprire.
 
Che facciamo allora? Tra le sempre valide regole e frasette ad hoc dei commercialissimi video tutorial di Gugle, nonché tra le sempre ingarbugliate domande degli esami per le certificazioni (i test fateli in inglese che è più easy), ce n’è sempre qualcuna che riporta al famoso punteggio di qualità del tuo annuncio, e quì vi metto il link con la guida
 
Avete letto?
Più sono pertinenti gli annunci e le PAGINE DI DESTINAZIONE per gli utenti, maggiore sarà la probabilità di un punteggio di qualità elevato.
 
Perfetto no?! Quindi praticamente, il sistema, più o meno velatamente ti dice (e senza nominare il fattore soldi) che puoi raggiungere un punteggio di qualità elevato grazie ad un annuncio pertinente ed una esperienza di navigazione ottimale sulla pagina di destinazione. SULLA LANDING PAGE. Traducendola meglio (e comunque ho provato riscontrando buone vittorie) vuol dire che pur avendo un budget limitato rispetto a molta della concorrenza (per una specifica chiave di ricerca), posso provare a supplire a questa carenza offrendo un annuncio più corretto, coerente e con una landing di destinazione decisamente più degna, guadagnando forse anche una buona posizione e portando a casa un risultato accettabile (e con conversioni migliori), rispetto a chi invece, spesso e volentieri sperpera denaro senza offrire esattamente o chiaramente ciò che va pubblicizzando nel tentativo di fare cassa.
 

Quindi serve una Landing Page fatta bene? Cosa ci deve stare in una che funzioni?

Caro pilota di Big Shooter, a parte la tutina sexy come quella di Miwa (che per inciso stava sempre a gambe aperte davanti al monitor con l’ologramma del padre di Hiroshi),

diciamo che sostanzialmente quello che fa davvero la differenza e che ho imparato a mie grandissime spese (in senso letterale), è che considerando le conoscenze, il tempo e le infinite prove che bisogna fare per riuscire bene nell’intento, le motivazioni per cui si decide di ricorrere ad uno strumento complesso come questo devono essere chiarissime fin dal principio, senza contare poi che è altresì fondamentale sapersi calare perfettamente nei panni di chi per primo dovrà arrivare ad interagirvi, facendo esattamente ciò che abbiamo prospettato per lui. Solo in questo modo si avrà almeno la consapevolezza di stare impegnando tempo e risorse in un qualcosa che realisticamente potrebbe avere un ritorno in qualche modo vantaggioso per noi.
 
Quindi, prima di metterti di buona lena a scapocciare per creare qualcosa che secondo te SICURAMENTE:
Funziona;
È utile;
Venderà come pochi (pare vero eh?!);
 
il consiglio principe è come in tutte le cose quello di fare un po’ di “scounting” e di metterti nei panni di qualcuno che cerchi esattamente ciò che proponi tu, approfittando per variare la ricerca in almeno una 20na di modi e prendendo appunto su tutto quello che trovi, in modo da riuscire innanzitutto a capire cosa offre chi fa quello che fai tu, poi a percepire se in fondo non ti dispiace affatto come ti viene presentato e infine se tutto sommato alla fine lo acquisteresti.
 
Ora non siamo qui a fare lezione di marketing per carità, ma insomma, un tentativo di analisi seppur maccheronica (specie se non vuoi rivolgerti ad un pro) bisognerà più farlo no?!
Poniti delle domande semplici (che poi spesso saranno quelle che ti porrà il pro a cui potresti affidare il lavoro) come:

1) Tipo di business in cui ti muovi?
2) Tipo di clientela che vuoi raggiungere?
3) Tipo di concorrenza?
4) Cosa offrono i concorrenti rispetto a te?
5) Cosa NON offrono?
6) Cosa vuoi offrire tu?
7) Se non vendi (ma lo farai), cosa gli dai nel frattempo?

“Insomma, se non fai una cosa alla Jeeg (tutta d’acciaio) che lo chiami a fare il Big Shooter?”

In ogni caso però, la tua landing page deve essere strutturata in modo tale da invogliare (per mezzo di corrette informazioni/richiami all’azione) un potenziale cliente all’acquisto di un prodotto o di un servizio che gli vuoi offrire, o a concedere spontaneamente (ed in trasparenza) un contatto VIVO per permetterti di non perdere la potenzialità di un acquisto e rimanere sempre interessante per chi decide di restare “in linea” con te. Insomma, alla peggio deve essere uno strumento per prendere contatto con la tua futura fonte di guadagno.
Partiamo quindi dal concetto che nel momento in cui un utente decide di metterti in mano parte del suo tempo e magari anche i suoi soldi, compie una sorta di “atto di fede” nei tuoi confronti, e in quel mentre, visto che si sta fidando del tuo supporto, solo per questo lo devi rispettare.
 
Aggiungiamo poi che in ogni caso, l’azione di cliccare su un link o un annuncio, è talmente facile e immediata che seppure convinci qualcuno a usare un collegamento, lo fa con una facilità tale (ma in AdW a tue spese ricordalo) che ancor più facilmente potrebbe abbandonare la pagina e non accettare la tua offerta. O ancora peggio, nemmeno leggerla.
 
In seconda battuta, prendi in considerazione l’idea che:

1) Una landing page deve essere congrua, ossia deve rispettare, o meglio, proseguire il messaggio iniziale che hai voluto esprimere nel link di partenza, ampliandolo con le informazioni necessarie che l’utente in arrivo si aspetta di trovare.
2) Il look della landing page, deve essere congruo così come il suo contenuto.
L’utente medio, all’arrivo su una pagina, decide se rimanervi sopra con un semplice sguardo. Guarda, cerca foto, magari un video, e solo dopo che ha capito di essere “nel posto giusto” decide di leggere e in caso di farsi convincere.
3) Una landing page, non dovrebbe corrispondere alla home di un sito.
Di norma, visto che le landing page sono usate al fine di voler “vendere” qualcosa (in maniera più o meno esplicita), far arrivare l’utente sulla home page di un sito non è pertinente ed offre un tasso di conversione decisamente basso. Mediamente, non si imposta un lavoro per vendere i prodotti di un sito “tutti insieme” dalla pagina che li racchiude lasciando all’utente il compito di scegliere.
Si può fare certo, ma non è meglio realizzare delle strategie per portare il nostro futuro acquirente su una pagina ben distinta di un prodotto preciso, rispecchiando magari il volere di quella fetta di mercato in particolare?
Il traffico sarà minore, ma meglio veicolato e più invogliato, perché all’arrivo sulla nostra paginetta, troverà già quello per cui ha cliccato in precedenza, non dovrà scegliere e non avrà altre distrazioni.
4) I form in una landing page non devono essere troppo lunghi.
Un form di iscrizione/contatto (specie se necessario al fine ultimo dell’utente), è tra le cose che più irritano chi naviga su un contenuto. Il perché è da ricercarsi nel fatto che chi lo deve riempire, non riceve nulla se prima non da qualcosa in cambio, e questo inibisce nella stragrande maggioranza dei casi una qualsiasi interazione. In questo caso però possiamo provare ad offrire qualcosa tipo una guida, un manuale per iniziare a capire il prodotto, un cadeaux a nostra discrezione per indorare la pillola in cambio della compilazione dei dati.
Presupponendo però che in molti casi il form sia necessario, sarebbe giusto evitare quantomeno di superare i 4-6 campi di compilazione e ridurre al minimo quelli obbligatori.
5) Tutto deve essere a favore della spinta alla call to action nella landing page.
Forzo lievemente la mano e dico che (in alcuni casi), a parte i troppi fronzoli, ad esempio anche la barra di navigazione potrebbe essere in più. Si, è coerente con il resto della struttura perché permette di spostarsi tra una sezione e l’altra, ma normalmente offre la possibilità di cambiare strada abbastanza velocemente e allontana l’utente dall’azione di conversione.
Abbiamo parlato di correttezza e rispetto qualche paragrafo fa e quindi non mi pare troppo carino sponsorizzare la cancellazione della barra, ma forse può essere un’idea convertirla in qualcosa di “meno appariscente”, evitando di toglierla completamente e facendo capire all’utente che comunque è libero di muoversi come meglio desidera. Insomma rimaniamo un po’ più friendly e meno markettari.

 

Consigli per realizzare una buona Landing Page
(O per saper pilotare un Big Shooter insomma)

Io sono un nerd e le cose sono abituato a farmele da solo, quindi sperimento ogni volta soluzioni tailor-made a seconda del target che ho (o che mi viene dato) mettendomi di buona lena e realizzando a manina una landing page in vari step partendo dal sempre caro foglio di carta a cui non rinuncio mai, ed iniziando col progettare una risorsa molto esaustiva, tagliando cose poco a poco in base agli interessi della nicchia di personaggini che voglio andare a conquistare, sperimentando infine online più soluzioni e con diversi tipi di annunci prima di arrivare ad una situazione ottimale.
 
Nel mio schema però tengo sempre presente che gli elementi che non possono mancare sono ovviamente:

1) Titolo: Vabbè, se manca lui che campi a fare insomma;
2) Tag-line: Snocciola in breve la questione. Poche parole, dirette sotto al titolo;
3) Immagine/Video + Nome del prodotto/servizio: Insieme devono dare una descrizione esaustiva ma non troppo lunga dell’oggetto della tua “vendita”. Ricordati che se l’immagine non vale, al testo nemmeno ci arrivano;
4) Offerta/Proposta: L’argomentazione della vendita. Anche qui, poche righe in cui mi motivi l’oggetto del punto precedente e mi convinci a darti retta;
5) Form di contatto: Se hai colto nel segno, devono pur venire da te, quindi un form breve con poche info richieste. Se lo compila hai già risolto la parte più complicata.
L’acquisto vero e proprio puoi veicolarlo dopo con una mail di risposta o suggerendo l’iscrizione ad un’area riservata con carrello.
6) Indicatori di trust: Non mi fanno impazzire a dire il vero perché mi danno un senso di “finto” ogni volta che li vedo, ma ho sperimentato più di qualche volta e mi tocca ammettere che hanno un buon impatto. Si usano per instillare una sorta di fiducia in chi legge, che così si sente più rassicurato e parliamo di recensioni, testimonianze, certificazioni e awards vari.
7) Corretto layout di apertura: L’area della pagina che viene vista da un utente senza che debba essere fatta nessuna azione come scroll o altro è quella in cui massimizzare i concetti importanti. tecnicamente, già da questa prima schermata, bisognerebbe provare a chiudere il conto. Ovviamente, ogni landing è un caso a sè, però insomma sarebbe sempre il massimo riuscire ad avere una prima impressione di questo tipo, mantenendola tale almeno alle risoluzioni e con i device più usati.
8) Call to Action: La metto all’ultimo ma non certo per importanza. É una cosa che va studiata, posizionata e sorretta da tutta la landing page. Non può essere solo un bottone lampeggiante o una scritta pessima con compra ora. DEVE ESSERE UN CONCETTO che l’utente deve avere ben presente fin da subito, che non deve opprimere ma invogliare e che tutto l’insieme delle info che gli stai dando deve rendere particolarmente appetibile, forse più dell’oggetto/servizio stesso.
 
A questi poi si aggiungono download di documenti supplementari, video, contatti social, un trafiletto che parla di chi sta vendendo (visto che tecnicamente abbiamo ucciso la barra di navigazione) e magari anche la possibilità di iscriversi ad una newsletter.

 

Beh ma se non ci vendo allora non mi serve.

Il mio consiglio (specie per chi inizia) è sempre quello portare l’utente prima a desiderare quello che gli vogliamo dare. Notoriamente, usiamo dividere i lavori che trattino di landing page principalmente in Vendita e Lead, riuscendo così già in fase di startup a limitare le opzioni ed il campo di intervento per tutto il lavoro. Per mia onestissima esperienza personale (o forse perché ancora non me la cavo bene con le cose troppo aggressive) ho avuto contatti migliori sempre con pagine dedicate alla Lead Generation. Attirare pubblico, proporre qualcosa di soft ma di ben fatto, rimanere legati e portare infine a chiedermi di più di quello che probabilmente avrei offerto in partenza, facendo leva su desideri inespressi o che al momento non si hanno perché “non sono stati generati”.
 
Non è abbastanza veloce? Vuoi concludere immediatamente la vendita? Puoi provarci ovviamente. Basta saper veicolare l’acquirente (potenziale) a cliccare do vuoi tu, sapendo che finirà su una pagina/sezione di acquisto, magari anche direttamente su un sito ecommerce ben strutturato, dove ad attenderlo ci saranno tutte le info necessarie come già devi avergli dato in precedenza e ovviamente, gli estremi per comprare, tempi, spedizioni (eventuali per merce materiale) etc.
 
Io personalmente sono più per creare un rapporto di fiducia con chi arriva da me e solo in seguito mi butto sul tema del soldo vero e proprio. Credo che a lungo andare il sistema più “tranquillo” premi di più, ma ognuno poi alla fine si muove come meglio crede.
 

Ma la Landing Page va sotto il dominio del sito?

La Landing è per sua definizione una pagina a sé stante e sarebbe quindi opportuno che dimorasse sola, su un dominio scelto con cura, che rispecchi a pieno quello che si sta per proporre nella propria offerta.
 
Da un punto di vista puramente di coerenza nei confronti del lavoro che si va a fare, focalizzare la mente dell’utente su quello che ha davanti corrisponde già ad oltre la metà del lavoro. Abbiamo detto poco sopra che a volte, potrebbe essere consigliabile addirittura eliminare la barra di navigazione, e quindi, dare immediatamente informazioni sul dominio generale dove spostarsi per navigare anche senza menu, ma semplicemente seguendo le indicazioni della barra del browser, potrebbe portarci via un potenziale acquisto.
 
Sembra un po’ coercitiva come cosa, ma è pur vero che limitare i fattori di intervento e lasciare la pappa pronta direttamente davanti a chi cerca quella determinata cosa, è alla base della buona riuscita del progetto.

Normalmente io mi muovo con:
1 argomento/oggetto/servizio;
1 dominio adatto;
1 chiave di ricerca.

 
Questo è il mio diktat per lavorare ad una landing che possa essere funzionale ed efficace allo scopo.
 

Come si fa fisicamente una Landing Page?


Con le capriole, le spinte supersoniche e le evoluzioni nella galleria di uscita sotto l’acqua? (dai che un giro ce lo faresti anche te su!) Beh, spesso sì, anche in questo modo. Fondamentalmente però passando davvero per un sacco di lavoro e tentativi, ma soprattutto sperimentando sul campo.
Le soluzioni tecniche però davvero sono molteplici. Si passa dall’HTML puro e semplice, all’HTML5 con ajax o al PHP ad esempio per un minimo di interattività (e fatti tutti a manina), fino all’utilizzo dei più diversi CMS (Content Management System) come WordPress o Joomla che offrono grosse potenzialità di sviluppo, plugin specifici per ogni esigenza e temi già pronti (solo da modificare secondo necessità).
 
Io sono per le cose pulite e con poco codice o add-on strani. Personalmente trovo non abbia troppo senso utilizzare 3/400 mega di CMS + foto, contenuti ed altro magari per una paginetta easy che con una 10na di mega di materiale (a dire tanto) potrebbe raggiungere lo stesso scopo. Ma ovviamente non siamo tutti in grado di fare da zero, quindi in basso alla fine del post, ti metto qualche link di aiuto per iniziare a fare da te.
 

E se viene troppo lunga?

E se il Big Shooter ha troppe opzioni di componenti da lanciare a Jeeg? Non mi pare sia un male no?! Comunque l’obiezione potrebbe essere coerente, quindi diciamo che che lunga o corta è relativo sempre al tipo di “qualcosa” che vuoi vendere o promuovere.
 
Facendo un esempio a caso, se devo vendere un orologio molto lussuoso e di fattura artigianale (o tipo un modellino nerdissimo tutto in vetroresina ed in scala improbabile), probabilmente non parliamo di un acquisto a buon mercato e quindi in questo caso informazioni, foto, video, testimonianze, interviste, dati precisi su chi lo realizza, dove sta, cosa fa e tanto altro sono alla base di un’opera di convincimento e fidelizzazione di una utenza che prima di decidere se investire un determinato budget in quella cosa, vuole giustamente saperne TUTTO. Per un’occasione del genere, direi che una landing molto ma molto esaustiva dovrebbe essere alla base della vita.
 
Se al contrario magari sto proponendo un prodotto/servizio più easy o addirittura faccio un lavoro esclusivamente dedicato alla raccolta di contatti, preferenze o comunque modi di poter creare una lista papabile di utenti, una sorta di Squeeze page (che poi in realtà è come se fosse uno specifico tipo di landing), che ruota attorno ad un form semplice e stringato fa al caso mio.
 

Vantaggi e svantaggi di portare all’acquisto fuori o nello stesso dominio della Landing Page

Vantaggi nel cambiare
• Ti porto su una risorsa completa che “certifica” la qualità del mio lavoro;
• Ti porto su una risorsa dove contestualmente potresti trovare anche altro;
• Ti porto su una risorsa dove posso invitarti a partecipare ad altre attività e fidelizzarti.
 
Svantaggi nel cambiare
• Cambio location e quindi potresti chiudere di colpo senza attendere perché non ti fidi;
• Pagina di acquisto non coerente o troppo diversa dalla landing e quindi mi perdo il tuo acquisto;
• Troppa carne al fuoco nel sito ecommerce che crea distrazione e ti devia dall’obiettivo finale.
 
Vantaggi nel rimanere
• Una risorsa completa e ben gestita sicuramente ti trasmette fiducia e non ti sballonzola tra vari siti;
• Il processo di acquisto è più rapido. Meno click, meno fatica e utente più soddisfatto;
 

E funziona sempre?

La tutina di Miw… ehm, no.
 
La Landing Page non è una cosa che sta lì per essere legata (probabilmente) ad un annuncio pubblicitario e per funzionare senza problemi portandoti quello che vuoi. Deve essere curata, ampliata o ristretta a seconda dei feedback che hai da utenti e dati ricavati dalle conversioni e tecnicamente potrebbe passare anche qualche mese prima di monetizzare al massimo la sua funzionalità.
Come tutte le soluzioni che vengono messe in pratica specialmente sul Web, potrebbe essere un supporto realizzato in maniera ineccepibile ma non in grado di supplire al compito per cui è costruito per problemi relativi magari ai tempi in cui si vuole proporre il servizio o anche perché quello che si offre è poco “recepibile” oppure non desta alcun tipo di interesse da parte degli utenti.
 
Una Landing Page risponde comunque a delle necessità più o meno espresse da parte di un dato pubblico potenziale, quindi in ogni caso ha bisogno di una attenta analisi di mercato e di una precisa raccolta di informazioni, sia da chi la mette online che dal pubblico che potrebbe esserne interessato come acquirente.
 
Sondare il mercato prima di avviare un lavoro che come in questo caso può portare ad un certo tipo di investimento in termini economici e ti tempo (che comunque è soldi) non può prescindere da un processo completamente preparatorio.
Insomma, ammucchiare un video o delle foto, creare un copy decente e metterlo su un dominio per spararci sopra della AdW senza prima verificare cose, non ha molto senso.
 

Suggerimenti finali per testare una Landing Page

Diciamo che se lavori con AdW è piuttosto facile sapere se una landing sta funzionando o meno, perché un rapporto tra spesa dovuta al pay-per-click ed acquisti/contatti nel database è facilissimo da fare e quindi, seppure ognuno col suo metodo, si è sempre in grado di farsi due conti in tasca e capire se ci sta convenendo o meno. È anche vero però che con il sistema di casa Google è possibile impostare dei parametri di conversione che ci permettono stime molto precise e immediate su quello che sta accadendo, e questo, in settori particolarmente battuti è fondamentale per preservare e meglio veicolare il proprio budget.
 
È possibile però raccogliere parecchie altre informazioni sui risultati che possono portare le landing page.
Normalmente basta uno strumento gratuito come Google Analytics.
Con questo tool, è possibile impostare difatti degli obiettivi.
Da un punto di vista pratico, accedendo al pannello di amministrazione, e cliccando sul nome dell’account si accede alla scheda apposita e si possono definire gli obiettivi secondo una serie di scelte proposte dal sistema o provare qualcosa di custom.
 
Ecco quì il link con le info ufficiali così evito di dire castronerie come mio solito.
Una volta settati gli obiettivi ed i codici di tracking per permettere ad Analytics di tenere conto delle singole operazioni che vogliamo fare possiamo iniziare a vedere cosa accade realmente.
La guida in ogni caso è molto esaustiva e con un po’ di intrapendenza si riesce comunque a ricavare ogni dettaglio utile. In questo modo, con un lasso di tempo relativamente breve (all’incirca di un paio di settimane), probabilmente sarà possibile cominciare a raccogliere tutti i dati come per esempio la permanenza sulla pagina, l’interazione con i form , o ancora il numero dei download di un determinato documento, potendo porre rimedio ad eventuali errori in maniera sistematica.
Nulla vieterebbe poi di monitorare più versioni della landing page contemporaneamente impostando obiettivi multipli o addirittura con l’ausilio di più domini, per verificare in maniera ancora più chiara varie parole chiave da testare senza usare alcun tipo di promozione o campagna per “spingere” le varie opzioni.
 

Come promesso prima, qualche link per iniziare a curiosare

Oltre a cercare tra le risorse dei vari CMS (se li sapete usare) e tra i contenuti free sulla rete, metto quì qualche link per delle applicazioni piuttosto potenti che vi permetteranno di iniziare a creare la vostra prima Landing Page.
 
Lander | Unbounce | Getresponse | Leadpages
 

Ah! I colori? Sono un disastro, e dire che Jeeg e il Big Shooter…

Di teorie e menzioni ad ogni tipo di strategia ± commerciale dovuta ai colori, in giro è praticamente pieno, e secondo me rimane tutto sempre in una sorta di sfera molto soggettiva che ognuno esprime/assimila per proprio conto, però in ogni caso, provo a fare un sunto dei significati che ho trovato in giro, così almeno chi vuole può provare capire di base come muoversi anche sotto questo punto di vista.
 
Blu: Sicurezza e Fiducia – Banche, enti finanziari e business in generale;
Verde: Benessere e ricchezza – Finanza ed intrattenimento;
Giallo: Ottimismo e propositività – Proposte commerciali;
Rosso: Energia, emozione e urgenza – Vendite per liquidazione o settore food;
Rosa: Romanticismo e femminilità – Settore donna in generale, per prodotti e servizi;
Viola: Lenitivo e calmante – Settore bellezza;
Nero: Potenza ed eleganza – Lusso e tecnologia/tecnica all’avanguardia;
Arancio: Aggressività – settore commerciale, come presenza di prodotto
 

Ma poi alla fine… sto Big Shooter?

Cosa sono e a cosa servono le landing page
Una pagina di atterraggio per me è come il Big Shooter per Jeeg. È l’add-on indispensabile per la tua strategia migliore. Per ogni occasione, per ogni necessità, per ogni inghippo o affare di traverso, il Big Shooter parte e va in aiuto di Hiroshi con i componenti giusti sempre pronti.
 
Il tuo prodotto/servizio deve essere come il robottone d’acciaio. Forte, potente, capibile e PRESENTE. E il supporto necessario per lui lo offre una Landing ben fatta, pronta, rodata e carica di “componenti” unici e riconoscibili, pronti al lancio per mandare a segno il colpo decisivo.
(E se vuoi pensare che io stia dando del mostro Haniwa ad ogni cliente… beh, lo stai pensando tu! XD)
 
Vi lascio con una foto STUPENDA trovata online di cui non conosco l’autore (ma lo adoro a prescindere) e che esemplifica tutto, nonché con la sigla ufficiale di Jeeg, cantanta da Roberto Fogu, in arte Fogus.
 


 
Come sempre, a buoni conti dovrei aver detto un po’ tutto.
Alla prossima cari, magari con qualche approfondimento tecnico.
Saluti Pigri

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Web Designer/Grafico/Nerd e SEO con insane tendenze al Copywriting. Scrivo quello che penso. Ah! Non fate caso a Goldrake, è che non sapevo dove parcheggiarlo!

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