La necessità di avere un piano editoriale

Tempo di lettura: 6 minuti
perché hai bisogno di un piano editoriale
Alla fine ci sono arrivato pure io.
Seppur con una certa pigrizia, gli impegni vanno assolutamente rispettati e non riuscirei a stargli dietro senza aver scritto su un pezzo di carta, un post-it sul frigo o da qualunque altra parte una sorta di scaletta di quello che devo fare.

Va detto comunque che tirare su un piano editoriale non è propriamente come fare la lista della spesa ecco, e non riesci a farlo bene mentre guardi “person of interest” su italia 1 a tutto volume!

MA CHE CI FAI CON UN PIANO EDITORIALE?

Se lo chiedono tutti all’inizio.
Avevo (ed ho ancora) una bella moleskine dove segnavo appunti sparsi, schizzi di quello che mi serviva, emozioni, pensieri estemporanei su cui lavorare, contatti etc etc.
 

È un modo di fare magnifico che tutt’oggi mi aiuta a rapportarmi con quello che mi circonda e mi permette di fare molte cose, ma in realtà non mi aiuta fino in fondo a risolvere gli intrighi lavorativi che assillano chiunque si sbatta per sbarcare il lunario con qualcosa di suo. Sapete perché?
Perché non è un sistema ordinato!
 
Un lavoro fatto bene, in maniera professionale e puntuale, deve necessariamente essere anche ordinato e non ci si riesce se non si parte dal mettere ordine prima di tutto “in e con sè stessi”.
A prescindere che sia una cosa per te o per un lavoro, c’è bisogno di mettere dei punti fermi e di darsi dei limiti temporali ben precisi.
 
Hai paura di non saperli rispettare? Se non ci provi, non lo sai.

 

COME HO REALIZZATO IL MIO PIANO EDITORIALE

Problemone eh!
Hai appena deciso di fare un lavoretto a modo e non sai nemmeno da dove cominciare a scrivere per darti una scaletta… tranquillo non sei scemo e non sei l’unico.
Se non hai mai avuto un piano editoriale è probabilmente perché non ne hai mai sentito il bisogno ed hai sempre aspettato l’illuminazione di botto.
 
Se ti va di cominciare, in realtà sappi che una ricetta precisa non c’è. Esistono molti modelli da prendere a esempio e ti basterà osservare i blog e i profili di quelli davvero bravi per comparare le varie scalette e farti un’idea di quello che può essere più o meno giusto, ma ricorda che l’ultima parola spetta sempre a te.
 
Un piano editoriale è una cosa molto personale e la messa in pratica dipende davvero da troppi fattori. Io per il mio ho risolto così:
 

• HO FATTO UN ELENCO DI TUTTO QUELLO CHE AVEVO GIÀ SCRITTO IN PASSATO E L’HO ORDINATO PER TEMI;

• HO SUDDIVISO POI IN DUE PILE DISTINTE: LAVORO E PERSONALE (COINCIDONO MOLTO EH PERÒ NON SONO UGUALI);

• HO DECISO CHE NON AVREI ABBANDONATO NESSUNO DEI TEMI MA CHE ANZI SAREBBERO AUMENTATI;

• HO STABILITO A GRANDI LINEE OGNI QUANTO MI SAREBBE PIACIUTO PUBBLICARE QUALCOSA PER ME;

• HO DECISO DI PREPARARE ALMENO I TITOLI E DUE RIGHE PER CIASCUNO DEI TEMI PER AVERE BEN CHIARE LE COSE;

• HO INCASTRATO E INCASTRO TUTT’OGGI I MIEI VOLERI PERSONALI CON LE ESIGENZE DEL MIO LAVORO (PRIORITARIE);

 
Ecco qua come mi sono mosso. Ci ho messo un bel po’ a decidere, ma avere durante una mesata (o anche meno) alcuni giorni impegnati seppure per cose mie, mi aiuta e non poco a scadenziare invece gli impegni del lavoro retribuito.
 
Per carità, diciamo pure che spesso e volentieri mi trovo a fare a cazzotti col calendario perché devo rinunciare alle mie cose per quelle degli alrti, però oh… ho voluto la bicicletta e ora pedalo!

 

RISORSE IMPORTANTI PER INIZIARE DA ZERO

La testa, o almeno quello che c’è dentro.
Se ci pensi e la usi, ti accorgi che hai a disposizione almeno un paio di cose fondamentali:
 
Passione ed esperienza.
 
La passione per qualcosa che ti piace fa da sola come forza trainante. Se ti piace e ti piace parlarne al di fuori di un contesto come quello di un blog o una pagina social, tieni a mente che tutte le cose che sai su uno o più determinati argomenti e che vuoi far sapere agli altri sono la risorsa numero 1 in assoluto.
 
L’esperienza personale di vita che hai accumulato fino ad oggi ti aiuterà a definire un tuo stile personale e sarà quella che potrà renderti unico e inconfondibile agli occhi del lettore.
 
Se poi hai ancora bisogno di incentivi, ci sono i bravi blogger del tuo settore per esempio.
Puoi prendere spunto da loro, seguire le discussioni, tentare di capire se hai sbagliato in qualcosa e se lo hanno fatto anche loro, oppure potresti per esempio contattarli e chiedere un consiglio!

 

PUNTI STRATEGICI DI UN PIANO EDITORIALE

Senza porsi delle basi di lavoro non si tira avanti, quindi fissatene qualcuna e riproponiti ogni tanto (non troppo a lungo) di verificare a che punto sei senza paura di scoprire che stai fallendo o ti stai allontanando dai propositi iniziali.
 
Datti degli obiettivi intermedi e non pensare solo al risultato finale. Un obiettivo non è qualcosa di imprescindibile, ma comunque un punto fermo a cui lanciare la corda che userai per arrivarci. È un approdo sicuro, non un ostacolo da aggirare ricordatelo.
 
Io per me ne tengo a mente 3, li metto sempre in questo ordine e i primi due devono essere il preludio al raggiungimento del terzo:
 

1 – Rispettare uno stile comunicativo adatto al tipo di piano

Scrivendo per me ovviamente non sto certo a cercare il pelo nell’uovo… se ti vado bene ok, altrimenti è stato un piacere e pazienza.
Lo so bene che non è corretto dirlo, ma il fatto è comunque che essendo “mio”, mi da un po’ l’autorizzazione di fare come mi pare piace e quindi è una piccola giustificazione.
 
Dovendomi dedicare anche agli altri invece la cosa è assai diversa. Per rispettare una certa linea bisgona entrare bene nella realtà di cui si scrive, viverla un attimo, affrontarne un pochino la quotidianetà e capire come di base viene tenuto in piedi un rapporto con l’esterno.
 
Fatto questo, sarà più facile valutare lo stile più adatto e capire se proseguire in quella direzione o intervenire poco a poco con delle piccole smussature fino ad aggiustarne la traiettoria in maniera definitiva.
 
Se non vuoi essere tu ad adattarti al pubblico ma ti piace “condurre la trattativa” le correzioni (anche forti) vanno prese in considerazione. Il lettore il quel caso potrà accettare i cambiamenti (per questo non saranno repentini ma un po’ per volta) oppure decidere di nuotare in altri mari, ma siccome l’obiettivo finale è non solo emozionale ma anche numerico, bisognerà saper scegliere e in alcuni casi dirigersi verso altre zone di pesca.

 

2 – Lavorare sulla scrematura del tipo di lettore

È una diretta conseguenza delle azioni sullo stile del tuo piano editoriale.
Il focus è quello di raggiungere sempre una tipologia ben precisa di lettore, in modo da assicurarti il coinvolgimento e l’interazione che desideri.
 
È però anche un banco di prova per verificare che la tua strategia funzioni.
Verificare dai profili, dai commenti e dagli strumenti di analisi il tipo di pubblico che ti segue e interagisce è fondamentale per tracciare la tua rotta.
 
Un pubblico vasto ma con poche interazioni (per quanti vampiri possano esistere) è indice di scarso interesse e quindi di scarso ROI.
Un pubblico ristretto (di nicchia suona meglio eh) ma che sia più partecipe al tuo lavoro non è solo motivo di grossa soddisfazione personale, ma probabilmente ha un tasso di conversione immensamente più grande.

 

3 – Saper valutare le proprie aspettative numeriche rispetto a quelle del committente

Se sei stato coerente con i due punti precedenti, questo è solo un controllo finale delle attività, perché in fondo a grosse linee già sai quanto sei andato bene fin dai controlli che fai nel frattempo che lavori.
 
Lavorando con alcuni imprenditori, ho imparato a familiarizzare (mio malgrado) con le percentuali.
Un lavoro volto a rafforzare la presenza online di un brand, viene verificato da chi gestisce il marchio ancor prima di una tua reportistica dettagliata e viene fatto in maniera molto cruda, calcolando direttamente un eventuale crescita nelle risorse economiche dell’azienda cliente.
 
Questa è la parte più difficile del lavoro in cui devi collegare le tue fatiche alle aspettative del committente e devi prepararti a mediare sui risultati, perché qualcosa che dal tuo punto di vista è sensazionale, se non produce immediatamente GUADAGNO per il cliente rischia di metterti in situazioni in cui è bene entrare preparati.

 

PER CONCLUDERE

Dunque, dovrei aver detto tutto quello che avevo in mente.
Ognuno ha le sue tecniche e le sue risorse speciali, ma il succo del discorso è (e rimane) che un lavoro ben progettato è un lavoro in cui hai guadagnato.
 
Risparmiare sull’impiego di risorse è fondamentale per non disperdere energie e quindi soldi in qualcosa che non potrà dartene indietro.
 
Saluti pigri,
Alla prossima

iscriviti alla pigrolettera!

 

Web Designer/Grafico/Nerd e SEO con insane tendenze al Copywriting. Scrivo quello che penso. Ah! Non fate caso a Goldrake, è che non sapevo dove parcheggiarlo!

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