SEO Check stellare per il tuo sito spaziale

Tempo di lettura: 14 minuti
Come impostare un SEO Check sul tuo sito internet

Ve lo ricordate il progetto Seo da Zero vero? (oh, pure se è no annuite sennò mi piglia la paranoia). Ecco, tra le tante argomentazioni che c’avevo infilato dentro c’era anche una riflessione sul fatto che se c’è una cosa che NON CAPITA SPESSO ad un poveraccio che fa il mio stesso mestiere, è quella di poter lavorare su un progetto Seo fin dall’inizio, senza che qualcuno c’abbia messo mano per primo.


Ecco, visto che sta cosa non (mi) capita mai che faccio? Cambio mestiere?
A volte in realtà mi verrebbe di farlo eh, ma tutto sommato se non mi fascio la testa prima di essermela schiacciata sotto i piedi di Goldrake, riesco ancora ad essere abbastanza lucido da mettermi a fare un bel SEO check della situazione attuale per capire non solo la fattibilità della cosa ma anche il livello di personalizzazione del lavoro, in modo da riuscire se necessario a correggere il tiro precedente oppure a piazzare il famoso candelotto per far saltare tutto e ricominciare da capo.

Il tutto ovviamente, solo post chiacchierata, con i dovuti tempi e solo pre-preventivo lavori.

Premessa sul perché ti trovi a fare un SEO Check avendo davanti (spesso) un cliente di Teak

Iniziamo col dire che se uno finisce a fare un preventivo per rimediare ad una situazione pre-esistente vuol dire di media che:

• Il cliente dice (o è convinto) che il suo sito non si posizioni bene sui motori di ricerca;
• Il cliente dice (o è convinto) che il suo sito non stia vendendo;
• il cliente dice (o è convinto) che la strategia dell’altro Seo non sia come dice lui;
• il cliente dice (o è convinto) che le visite che sta ricevendo siano poche;
• il cliente dice (o è convinto) che non lo contatti nessuno o che i contatti siano pochi.

A tutte queste argomentazioni potremmo dare una sola risposta di un’unica parola sapete? Quale? DIPENDE.

Si perché in realtà (ma per colpa di nessuno) spesso e volentieri i desideri di chi decide di affacciarsi per la prima volta al mondo del web sono sempre decisamente esagerati rispetto a quella che statisticamente potrebbe essere la realtà dei fatti. Insomma diciamolo, nessuno di quelli “abitualmente estranei” a certe pratiche pensa di mettere su un sito aziendale, un e-commerce o un lavoro seo/sem chiedendo di aumentare il fatturato almeno di un pochino.

NO, tutti vogliono andare online e 3 nanosecondi dopo:

Vogliono sbaraccare il negozio fisico perché adesso diventano RICCHI col sito;
Vogliono essere riconosciuti come leader del settore;
Vogliono moltiplicare (per numeri inizialmente impensabili) il fatturato.

Queste in media sono ± le premesse alle casistiche che un consulente SEO si trova ad affrontare di sovente nelle trattative per le accettazioni di nuovi lavori e la risposta DIPENDE a cui accennavo prima non è solo un fare fin troppo usato per mettere le mani avanti e pararsi le chiappe prima di cominciare, ma è un responso in realtà molto lecito, poiché bisognerebbe far capire al cliente di turno, che DIPENDE almeno da 3 misurazioni tutt’altro che teoriche:

Nicchia di mercato;
Tempi in cui si desidera fare qualcosa;
Budget a disposizione.

E non ci metto le solite menate sulla collaborazione, il fatto che mi devi seguire, supportare, ascoltare etc. etc.

OK. premessa semi-sfogo andata, scusate ma ne avevo bisogno. Ora iniziamo.

Premessa stilata, SEO check strutturata

Che ci mettiamo dentro sta check list?
Se dovessimo dare retta alle argomentazioni solite che ci vengono messe lì, non finiremmo più di pensare a come organizzare il tutto, quindi di base (almeno io) tento di ascoltare le problematiche in maniera anche piuttosto sommaria e poi mi organizzo da bravo nerd-secchione-dottore per verificare che innanzitutto quello che è stato fatto in precedenza sia relativamente apposto.

Le liste del TO-DO messe giù per certe occasioni, sono più o meno le stesse per tutti perché intendiamoci, le cose principali da guardare sono abbastanza ovvie e poi ognuno condisce il tutto il base alle proprie attitudini lavorative, in base agli strumenti che usa più spesso e ovviamente, in base alle proprie skill personali.

Io parto sempre dalle quelle che giù in basso ho schiaffato nelle prime tre posizioni e che possono pure essere le meno Seo della lista, ma per me devono dettare da subito le condizioni lavorative sul progetto perché sono quelle che toccano più a fondo la struttura vera e propria del sito, e senza di loro possiamo fare si tanti miracoli, ma pur sempre di modesta entità.

Intanto ti anticipo la seo check list con una infografica che ho realizzato in modo da darti subito un’idea di quello che troverai più in basso se deciderai di proseguire nella lettura. Ti piace?

Ci siamo? Ecco i punti uno ad uno:

1) Provo a navigare su sto famoso sito da recupeare.

In fatto di usabilità, interfacce e argomentazioni affini, rimango sempre affascinato dalla calma serafica di chi se ne occupa rendendola una professione veramente spettacolare, perché è uno di quei settori che avendo a che fare (anche se non come prima necessità) con il soddisfare anche una certa esigenza estetica, è più spesso oggetto di discussioni e costrizioni per rispettare canoni più soggettivi (per il cliente PAGANTE ovvio) che realmente oggettivi e dedicati ad una completezza generale.

Comunque, in liena di massima (e di solito ci vuole ben poco se sai dove cercare) mi serve capire se:

• Le info che ci devono interessare strategicamente sono facilmente reperibili al massimo in un click (e a volte è pure troppo);

• Ste benedette info sono quantomeno esaustive o comunque non parliamo delle solite 2 righe del menga scritte senza criterio e magari messe pure in disparte nel layout;

• I menu e la navigazione sono DIRETTI, CHIARI e SUBITO USABILI (pare na cavolata ma trovo menu nascosti tipo come se stessimo su una versione mobile);

Graficamente il progetto è adeguato alla struttura/servizio che va a rappresentare e se rispecchia quello che poi il cliente può trovarsi davanti proprio in senso fisico;

L’eventuale manfrina per farti comprare è facile, rapida e trasmette una certa fiducia guidandoti in maniera adeguata ma senza farti mancare le rassicurazioni del caso.

 

2) Mi faccio gli affari del cliente “checkkando” hosting, struttura, plugin e velocità.

Tutte ste cose se le dimenticano in molti, ma in realtà spesso ad invalidare un buon lavoro in ottica Seo c’è anche la “roba” che appesantisce il progetto. Architettura non performante lato source-code, eccessivo utilizzo di plugin per aggiungere funzionalità e interattività, hosting eccessivamente low-level… sono solo la punta dell’iceberg che a volte sarebbe meglio non scoprire del tutto per evitare di dire/fare cose di cui potremmo pentirci.

La scansione di un sito da parte di motori e di utenti dovrebbe essere difatti fluida ed effettuata in tempi relativamente brevi. A parte il crawler che può considerare la velocità di scansione come elemento di ranking, le persone dove le mettiamo? Arrivano su un sito e nel giro di qualche secondo ancora non vedono una mazza di utile. Se non rimangono hanno ragione no?! Ricordiamoci che il lavoro di un Seo non è solo quello di scalare le posizioni nelle Serp, ma anche quello di riuscire a MANTENERLE, e per farlo, bisogna che il tutto non sia splendido SOLO per il motore ma anche per chi ne usufruisce quotidianamente.

Bisogna necessariamente ottimizzare lo sfruttamento della cache del browser, evitare css eccessivamente pesanti, comprimere i file javasript al massimo, usare la compressione gzip per fornire al browser una versione più leggera dei dati, limitare i plugin utilizzando solo quelli necessari e tanto altro.

Tutto dovrebbe essere visto in un ottica di fornire un servizio quanto più rapido ed efficace possibile.
Se poi vogliamo fare i fighi ok, ma poi non ci lamentiamo se la nostra utenza papabile si riduce a quelli con un mezzo tecnico superiore, o che capiscono al volo le nostre necessità o che sono pure disposti ad aspettare e scavallare pagina nelle Serp. Si, scavallare, poiché il motore, visto che sei lento, magari non ti butta in prima perché al posto tuo (anche a pari merito) trova un competitor un attimino più fast.

3) Ok la versione desktop, ma il resto? Parliamo di un lavoro responsive o no?

Ora, lasciando stare il fatto che possa essere o meno questione di ranking l’avere un sito responsive, il problema sorge proprio per faccende di:

Abitudine visiva dell’utente a layout responsive (qualcuno dice scalabili) e quindi alla fruizione più snella dei contenuti come se fossero su una pagina social;

Velocità di caricamento delle pagine assai migliorata anche da dispositivi non proprio all’ultimo grido.

 
Un sito responsive (o alla peggio in alcuni casi una versione mobile del sito) è decisamente migliore di uno vecchio stampo. Gli utenti navigano da mobile, se ne stanno seduti in poltrona e si divertono a scorrere su e giu le paginette dei siti in cerca di quello che vogliono. Offrire loro un’esperienza di navigazione adatta alle loro nuove “necessità” (si perché certi lussi oggi sono addirittura necessari) è il minimo indispensabile per tentare di accaparrarsi il maggior numero di utenze possibili.

Rivedere la struttura di un sito per renderlo responsive deve essere necessariamente argomento di discussione con il committente finale che DEVE CAPIRNE l’importanza, altrimenti rischiamo tutti di perdere tempo prezioso.

4) Poi diamo una guardata al volo (sempre con un occhio chiuso per la paura) all’indicizzazione sul padrone motore.

Si ok, dovrebbe essere proprio la primissima cosa da fare però io vengo dal settore dello sviluppo e se mentalmente non sono OK con le altre qui sopra a sto punto manco ci arrivo.

Controllare lo stato dell’indicizzazione generale (non posizionamento eh, quì siamo ad uno step prima) può dare difatti in pochi istanti una visione già molto efficace della situazione. Potremmo scoprire che il sito non compare per nulla nelle ricerche, e visto che indicizzare oltre ad essere gratis viene fatto in ogni caso dal motore che campa di indice e risultati, se lui stesso decide di non presentarti per niente magari è un problema anche un po’ serio.

Oppure potremmo realizzare invece che siccome diamo ordine al file robots.txt di vietare l’accesso del crawler a certe sezioni, tagliamo fuori roba importante che è invece utile per la nostra strategia, e ce ne accorgiamo sempre da una guardata veloce al numero di pagine che riscontriamo nell’indice rispetto a quelle che realmente abbiamo.

Perché siamo messi così? Certe problematiche possono essere date ad esempio dall’utilizzo errato di plugin sui CMS più conosciuti, o magari perché rispetto ad un Template originale, decidiamo di realizzare in una data sezione del contenuto che può starci bene esteticamente ma che lo stesso tema pre-impostato non tratta col dovuto riguardo.

I problemi più pesanti non dati dall’errato utilizzo del mezzo tecnico di solito sono invece le penalizzazioni. Ce ne accorgiamo di media perché non troviamo NIENTE DI INDICIZZATO sul padrone motore, e visto che comunque è difficile che un file robots.txt standard vieti per definizione l’accesso al sito intero, ed è altrettanto difficile che non sia stata generata una sitemap con i plugin più in voga che tutti usano, magari siamo stati beccati (non necessariamente per malandrinate consapevoli). Il dramma in questi casi è che bisogna capire la motivazione, capire se sono interventi manuali o algoritmici e poi mettersi sotto per tentare di recuperare.

Nelle casistiche più facili invece, quelle dovute a plugin o per manifesta incompetenza del nostro predecessore, di solito basta analizzare il file robots.txt, controllare la sitemap e alla peggio riorganizzare in maniera funzionale le sezioni incriminate.

Di fattori in ogni caso ce ne possono stare davvero troppi, ma a fronte di qualche attimo per cercarsi ad esempio su google con una stringa site:tuosito.it e verificare istantaneamente la situazione, il guadagno nel fare sto tentativo può essere davvero pesante.

5) Primi casini: Contenuti e impaginazione. Foto e testi nessuno li ha a cuore, ma pure i titoli, le descrizioni, i tag giusti per la formattazione e le url mica stanno simpatici a tutti.

Questo credo sia di fatto il passaggio più complesso del nostro controllo. I testi devono essere chiari, ben impaginati e devono centrare bene l’argomento (non come quelli che faccio io insomma), rispettando i tag giusti, gli stili di formattazione e senza stare a perdere i capelli su ste benedette parole chiave che ci interessa posizionare, ma ricordandoci che si, ci devono essere, ma solo come reminder nei confronti di chi legge. Il tutto, sempre senza esagerare, rimanendo chiari, leggibili ed esaustivi.

Idem per le foto! Sono tutti leader del settore, tutti che “spingono come pochi” e poi nessuno che abbia mai a disposizione una foto decorosa di quello che fa o che vende.
Non voglio fare una lezione di fotografia ma generalmente, se devo comprare un oggetto da te o devo farmi gli affari tuoi guardando la struttura, l’ufficio, i mezzi o altro, magari voglio vedere foto decenti no?!
Che ne so: luminose, dritte, non sfocate… e magari, visto che ti vuoi (almeno provare a) posizionare in Serp, anche con un nome adatto, così se le voglio scaricare per tenerle a mente forse mi ricordo di te. E una descrizione buona non ci piace? Da mettere (se possibile) sia nel testo che nei tag giusti della pagina. Sai com’è, così magari “Gugle” prova a trovarle.

Ah, si… il peso eh! Va bene che le vogliamo belle ste foto ma se troviamo un compromesso tra qualità e peso la pagina si carica in tempi decenti e siamo tutti più felici.

Oltre che da un punto di vista Seo quindi, non sottovalutiamo MAI l’appeal di un documento fotografico nella decisione di un processo di acquisto, sia questo di un prodotto o di un servizio in particolare.

Sembra strano poi, ma spesso i titoli, le descrizioni e le Url nessuno se li fila più di tanto. Bisogna ottimizzarli tutti per i motori ma anche per chi ci viene a trovare.
Dico una cosa che mi piace si e no, ma piazzare la keyword giusta in questi 3 spazi, in determinati settori, rischia di avere il suo peso. Ora potremmo stare a discutere una Quaresima su dove, come e perché farlo, ma consideriamo il fatto che oltre ad essere pratica decisamente apprezzata dal padrone di casa, non bisogna sottovalutare che molti utenti, nel leggere i risultati delle Serp, hanno imparato a dare uno sguardo a tutto l’insieme del risultato mostrato, quindi titolo, descrizione e url di destinazione.

Se cerco ad esempio macchine rosse roma, seppur inconsciamente, mi aspetto di leggere nel titolone e nei grassetti della descrizione le parole esatte che sono andato a cercare, ma come contro-prova, se proprio devo fidarmi del sito, voglio anche leggere una url almeno lontanamente vicinia alla mia ricerca, e questo sia nello snippet mostrato, sia nell’anteprima fornita nella barra in basso quando ci passo il mouse sopra.

Se leggo una cosa che ad occhio non mi sconfinfera più di tanto magari non clicco perché chissà dove mi mandi. Poi oh, almeno una volta finivi sicuro su un sito porno e quindi da bravo maiale ci andavi quasi di proposito (chi se ne fregava dei malware ve?!) ma oggi tra vendite di ogni genere, robe per cellulari ed altre diavolerie nemmeno conviene più come prima XD
Comunque, questi ultimi 3 parametri devono essere ottimizzati al meglio e devono risultare NATURALI. Un lavoro forzato non rende nè per il motore, nè per l’utente che dovrebbe acquistare il servizio.
Quello che deve essere percepito da chi deve venire da noi è l’assoluta trasparenza nei suoi confronti. In fondo, potrebbe volerci dare dei soldi no?!

6) Adesso che ci siamo tagliati le vene con dei contenuti che tutto sono tranne che WOW, finalmente parliamo di Keyword: siamo rintracciabili per quelle scelte? Che traffico portano?

Una delle problematiche più annose da sbrogliare è quando il suddetto sito si posiziona per Keyword praticamente non idonee, o che sono Vanity-Key (ossia fighe ma che non workano in termini di reach) o che s’è scelto il cliente perché magari ci vede posizionati i competitor, ma a quel punto, o rischiamo che siano già intasate o rischiamo (spesso) che non rispecchino a pieno l’attività perché capita che ci si voglia mettere a tutti i costi davanti ad un altro solo per “uscire prima” e dargli lo smacco, senza pensare a farlo per monetizzare di più.

Che facciamo? Le dobbiamo rivedere.
Potrebbero essere troppo tecniche, quindi ricercabili da un target decisamente più piccolo di quello che vuoi andare a pescare. O anche potrebbero essere ad elevata competitività (che per questioni di tempi budget, prodotto non possiamo colmare facilmente).

La soluzione in certi casi, oltre a saper usare a menadito gli strumenti più adatti per ricavare valori quanto più effettivi sui tipi di ricerche, la qualità e la competitività della nicchia, sta nel saper scendere a compromessi, perché oltre all’idea di base, servono il tempo, il materiale da posizionare/mostrare, il supporto della stessa attività e soprattutto serve imparare ad accettare che potremmo non essere i leader in una determinata nicchia e ci converrebbe (almeno al momento) aggredire le Serp con lavori più perimetrali, ma magari in grado tutti insieme di fornirci gli accessi e le conversioni (solo con gli accessi ci possiamo pulire le chiappe) necessari per avere quel qualcosa in più da offrire.

7) Senti ma… visto che ci siamo no… non è che per caso parte del casino che trovo è colpa dei contenuti duplicati? Tu non lo sai, ma potresti averne più di qualcuno.

Una delle cause più popolari del contenuto duplicato è generata dal fatto che spesso non si specifica un dominio preferito comunicando al motore come vogliamo che vengano indicizzati e mostrati i nostri contenuti all’interno delle Serp.

Che vuol dire? Semplicemente, il nostro dominio potrebbe essere raggiunto sia come https://www.miosito.it che come https://miosito.it.

Cosa cambia? Cambia che va detto al Big G. di turno quale delle due “tipologie” deve essere presa in considerazione in modo da non incorrere nel rischio di vedersi entrambe le versioni indicizzate con pagine e riferimenti praticamente distinti e doppi.

È una cosa difficile? PROPRIO QUI trovi una spiegazione diretta del capo!

Detto questo, va aggiunto che lo zoo di Google non ama per niente i contenuti duplicati. Spesso, in maniera decisamente inconsapevole ne generiamo ad esempio con l’utilizzo di plugin per la creazione di pdf scaricabili dei nostri articoli, per la scarsa gestione di categorie e tag, perché non si sono gestiti al meglio dei redirect 301 durante un restyling o un cambio dominio/piattaforma, o magari pure perché ce li copiano e non ce ne accorgiamo.

Anche qui di ragioni ce ne possono essere fin troppe, ma inizialmente conviene cercare dentro casa propria senza farsi problemi per questioni che potrebbero non esistere ed essendo coscienti che il motore non prova gusto a penalizzare dei contenuti, perché l’avere materiale da mostrare per soddisfare le esigenze degli utenti è la priorità generale di una Inc. che fa di questo sistema la sua linfa vitale e che prima di punire determinati comportamenti, mette in atto una serie di controlli che sono da un punto di vista sia quantitativo che qualitativo davvero numerosi.

8) Lente di ingrandimento sul sistema di Link e Backlink che abbiamo in piedi: un sito non è fatto da paginette spaiate e non collegate con una cippa.

All’ultimo punto (non certo per importaza) del nostro Seo Check, metto sempre il controllo sulla struttura di link e sul profilo dei Backlink. Lo metto qui perché in realtà è la parte del lavoro che più mi piace e poi perché se sono arrivato fin quaggiù senza lasciar perdere prima vuol dire che il lavoro si può fare ed ora è (quasi) tutta discesa.

Dicevamo… Il menu da solo non basta. Non può bastare. C’è bisogno di creare una struttura interna forte, che fornisca immediatamente richiami ad approfondimenti, che possa diventare sempre più esaustiva per gli utenti più esigenti e che riesca a rivitalizzare magari anche contenuti più anziani (come nel caso dei blog), richiamandoli in post più nuovi e semanticamente collegati o di approfondimento rispetto a quelli precedenti.

Con i link, anche interni, il progetto diventa più vivo e la navigabilità ne risente in maniera davvero positiva.

E quelli esterni? Ci vogliono anche quelli. Per citare una fonte da cui s’è preso spunto, per approfondire ugualmente un argomento o anche per rimandare a nozioni trasversali. Il tutto ovviamente, gestito con cura e parsimonia, senza strafare perché sulle paginette del motore non siamo certo alla fiera dell’ovvio, anzi.

Backlink: croce e delizia di tutti i Seo. Oh, girarla come ti pare ma in determinati settori, per determinate Serp, l’analisi dei backlink è fondamentale per “focussare” l’argomento che si vuole “spingere”. Se non ci sono, bisogna trovarli e se ci sono, bisogna controllarli, ottimizzarli e se possibile, aumentarli.

Giocare a fare Link Building non è per tutti ed una strategia non ottimizzata specie nel medio/lungo periodo non solo ti serve a poco per raggiungere gli obiettivi che vuoi conquistare ma rischia pure di essere dannosa, se non fatta con estrema qualità, distribuita tra risorse idonee e nemmeno troppo esagarata in termini di tempistiche realizzative. Insomma, se vogliamo vedere sto processo di costruzione come qualcosa di anche un po’ artificioso, almeno che sia fatto con un minimo di criterio.

Concessioni a fine post su “argomenti proibiti” di uno che per lavoro si dice “fa i siti”

Belli tutti i buoni propositi qui sopra vero?
Cavolo, ad oggi che sono a metà tra la barricata dei Web-Designer e quella dei Seo mi rendo conto in realtà che quando sei lì che devi realizzare il lavoro e sei il designer che se lo deve smazzare non è che stai sempre a pensare a cosa potrà dirti il Seo di turno che dovrà sbattersi l’ottimizzazione del materiale che ci stai sbattendo dentro.

Quando mi occupavo esclusivamente di sviluppo infatti, le mie preoccupazioni erano incentrate principalmente sui punti 1, 2 e forse un pezzetto del 5. Mi interessava che fosse visibile dai browser più conosciuti (anche quando sui mobile ancora non si navigava), che si caricasse in un tempo relativamente breve e che le foto con i testi non mi facessero fare brutta figura agli occhi degli utenti che leggevano (forse) il powered by in fondo alle pagine.
La Seo (almeno da noi) era ancora qualcosa di molto inesplorato ed al cliente bastava cercarsi per nome, vedersi ed essere felice di quello che aveva.

E poi c’erano (e ci sono tutt’oggi) i problemi di budget. Quanto puoi spendere? Che cosa ti posso dare in cambio? Ad oggi sono ancora troppe le volte in cui le questioni di soldi limitano il tempo in cui mi posso dedicare pienamente a qualcosa e mi impediscono di dare il massimo su un progetto consegnando lavori messi davvero a puntino.

Vuoi per i soldi (poco pagare – ahimè – poco avere), vuoi perché tante cose non vengono recepite, vuoi perché spesso chi ti chiede un lavoro è il primo a non tenerci abbastanza, tutti, io per primo (credo) contribuiamo a mettere online (anche) progetti non esattamente performanti, di qualità non eccelsa e che non stanno a portfolio perché (diciamolo) ci vergognamo un po’ a dirlo in giro. Eppure le bollette alla fine del mese le paghiamo no?! Statisticamente mica pigliamo solo progetti di qualità come una bella Ferrari! Che facciamo, non li smazziamo? Diciamo SEMPRE di no?! Beh, io quando posso lo faccio, ma non è che sia sempre possibile eh.

E allora le liste, i SEO Check, i post come questo a che minchia servono?
Non lo so, forse ne avevo bisogno, forse mi andava o forse mi mancava un post del genere e quindi l’ho fatto.

O forse… serve ricordarMI che le cose per bene si possono fare, sempre. Con metodo, abnegazione, a volte perdendoci pure un pochino ma si possono fare.

E tu che ne pensi caro lettore?

As usual, saluti pigri, grazie per la pazienza e alla prossima volta.

iscriviti alla pigrolettera!

 

Web Designer/Grafico/Nerd e SEO con insane tendenze al Copywriting. Scrivo quello che penso. Ah! Non fate caso a Goldrake, è che non sapevo dove parcheggiarlo!

9 thoughts on “SEO Check stellare per il tuo sito spaziale

  • 24 maggio 2016 at 10:39
    Permalink

    Ciao Seo Pigro!

    grazie per questo articolo. Sintetizza molto bene tutte le casistiche che siamo abituati ad affrontare. Mi hai fatto sorridere parecchio 🙂
    Il modo di procedere che hai indicato lo condivido e, sebbene con diverse sfaccettature, coincide con il mio modo di procedere! Tuttavia in dubbio mi attanaglia: come fare a costruire backlink esterni nel caso in cui parliamo di un business che non sia molto predisposto (es. imbianchino)??Dico poco predisposto perchè chi cacchio scriverebbe mai sul web riguardo ad un imbianchino?? c’è chi parla di articole marketing o di inserimento su directories adatte per poter “spingere” il sito. Tu cosa ne pensi?

    Grazie mille

    Fra

    Reply
  • 24 maggio 2016 at 11:42
    Permalink

    Ciao Fra!
    Benvenuto a casa di quello grosso con le cornette gialle!
    Allora: sorridere è tra gli scopi principali quindi almeno per ora c’ho azzeccato 😀

    Riguardo ai backlink: Mi piace pensare che ogni business abbia una sua predisposizione (seppur inizialmente nascosta) ad essere ± visibile/condivisibile/apprezzabile sulla rete.

    Nel nostro esempio, l’imbianchino, come molte altre professioni di certo rischia di non avere un “appeal” così esagerato come vorremmo ma risponde senza dubbio ad una esigenza decisamente precisa di chi lo cerca, ed essendo una query con un pubblico piuttosto preciso di sicuro ha anche lui la sua nicchia lucrativa da scoprire.

    La problematica non è “chi scriverebbe sul web riguardo un imbianchino”… la problematica è riuscire a dare alle persone il motivo per scrivere di questo imbianchino su internet.

    Ora, lasciando stare per un attimo la parola “BUILDING” e prendendola più alla lontana (ma con un lavoro a lungo termine più saldo) con la parte dell'”EARNING”, bisogna capire che probabilmente, chi cerca un imbianchino vuole:

    • Una persona di fiducia (perché gli entra in casa);
    • Una persona rapida (perché non si può stare un mese con la casa sottosopra);
    • Una persona che LA CHIAMI E ARRIVA A TUTTE LE ORE (perché se pago voglio quello);

    Quindi, pur non sapendo gli antefatti, se proprio dovessi fare LB (per sto ipotetico imbianchino) mi muoverei solo a fronte di una risorsa che sarebbe in grado di offrire almeno ste tre cose messe insieme e me lo facesse capire BENE nel suo spazio web, sui social e via dicendo.

    Potresti risparmiarti di fare LB e sperimentare soluzioni che diciamolo, lasciano il tempo che trovano se riuscissi (sempre per il solito imbianchino o per l’attività che pensi possa avere poco appeal) a:

    • Creare valore per quello che fa;
    • Informare prima di vendere;
    • Chiedere di parlare di lui, dando in cambio una cosa che pensi possa essere utile;

    E non facciamo LB? Si certo, si può fare, ma preferirei probabilmente iniziare prima a dare senso alla parola SEO sistemando la risorsa web a perfezione proprio da un punto di vista tecnico e della fruibilità, per poi cominciare a partecipare ad esempio su un forum di artigiani per diventare una risorsa autorevole e rispettata.
    Un profilo VERO, una persona che risolve problemi e via dicendo, senza pensare al link in entrata nel profilo ma a chi ti legge e magari visto che partecipi ti clicca per chiederti aiuto.

    Fare LB non vuol dire solo portare link e numeretti ma vuol dire portare CONVERSIONE del servizio, quindi indipendentemente dallo “spingere”, confluire numeri e click senza poi saper convertire non serve (specie se poi l’attività in questione non è organizzata per accogliere la domanda in entrata).

    Tutto ovviamente relativo al settore, a quello che pensiamo possa essere l’appeal del servizio e a quello che invece ci dicono IL CERVELLO e l’ESPERIENZA uniti ai tool del mestiere.

    Poi oh, se proprio vogliamo investire sugli article marketing e le directories facciamolo eh, ma io utilizzerei il mio tempo per AIUTARE LA GENTE A TROVARMI e non per sperare di ESSERE TROVATO.

    No? 😀
    Pigro.

    Reply
  • 24 maggio 2016 at 16:57
    Permalink

    Grande! sei stato chiarissimo e più che esaustivo.
    Quello grosso con le cornette gialle spacca 😉

    Reply
    • 24 maggio 2016 at 17:18
      Permalink

      Di nulla caro, figurati!
      (non lo diciamo a nessuno ma tante cose le suggerisce lui! XD)

      Reply
  • 9 ottobre 2016 at 11:38
    Permalink

    Ottima check list! Dovendo affrontare, spesso e volentieri, più progetti in contemporanea è indispensabile avere sotto mano tutto ciò che si è fatto e che si deve fare, per una visione d’insieme delle attività.

    Reply
    • 9 ottobre 2016 at 11:50
      Permalink

      Ciao Alessia, benvenuta a casa di Goldrake e grazierrimo per aver scarabocchiato sul blog! 😀

      Le check list sono davvero la spina dorsale di ogni progetto che vogliamo portare avanti e, se siamo bravi, anche a buon fine.

      Io qui ho messo la mia ma ognuno può variare e/o implementare come meglio si trova, anche perché ogni progetto Seo è un po’ una cosa a sé ed è anche divertente provare a variare e trovare nuovi punti di vista.

      Contentissimo quindi se ti sarà utile e ovviamente, se trovi altri spunti, passa a raccontare 😉

      Reply
  • 10 novembre 2016 at 23:00
    Permalink

    ahaha, il tuo stile è davvero divertente, complimenti. La tua Seo checklist rispecchia buona parte delle attività che svolgo quasi ogni giorno, ma questa tutta è tranne che una checklist pigra!

    Reply
    • 10 novembre 2016 at 23:45
      Permalink

      😀 Ovvio che poi ognuno personalizza il tipo di attività che svolge come meglio crede eh, però credo di averci messo almeno le cose irrinunciabili XD

      Reply
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