Creare un e-commerce per “chiudere il negozio su strada” è come svegliare Azathoth in camera tua

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Creare un e-commerce con i pensieri giusti, senza fare incazzare l'Azathoth di turno
 
Mi pare chiaro no?! Vabbè su, a parte il tizio che non conosci e che rischi di trovarti a sorpresa in camera da letto, probabilmente qualcosa si evince.
 
Da un po’ di tempo in effetti, sia per piccola esperienza personale (me lo sento chiedere più spesso), sia per quello che vedo girovagando su “Gugle” e affini, mi pare di notare una sorta di boost di attività che vendono on-line, ma molte di queste non sono quasi mai legate a Brand blasonati o nomi riconoscibili, piuttosto invece si tratta di cosette un pochino più fai da te, piccole aziende (talvolta pure artigianali) che cominciano a fare capolino sulla rete e provano a vendere i propri prodotti al mercato del web che parrebbe a detta di molti sempre più in grosso fermento.
 

Beh, fondamentalmente ci potrebbe anche stare ma… c’hai pensato bene eh ? Ehhhhh? (ricordati il nome lì sopra)

Uno dei miti meravigliosi che si insinuano nella mente di chi non ha a che fare con questo mestiere e che quindi OVVIAMENTE pensa sia “na cosetta easy” per cui basta fare un sito con WordPress e via, è che, mettere il negozio on-line ti risparmia l’uscita dell’affitto e quindi anche se non vendi sei sempre a paro coi soldi.
 
FANTASTICO VERO? Lasciando stare per un attimo la parte dell’”anche se non vendi”, io mi soffermerei fin da subito su un particolare che vale non solo per i negozi fisici, ma anche per quelli su “Gugle” poiché per esempio, a meno che tu non guadagni al massimo i famosi 5000 euro (lordi) che ti esentano dall’aprire una posizione previdenziale (e se fai un e-commerce per 5k l’anno, considerando quanto rischi di spendere sparati pure), ricordiamoci che seppure si tratti di una attività on-line, contributi previdenziali e versamento dell’Iva non scappano per niente e vanno comunque versati, quindi innanzitutto occhio bene a quel che si pensa di fare.
 
Detto questo… creare un e-commerce per rifuggire da un mercato “fisico” perché si pensa di risparmiare e unitamente anche di allargare in maniera consistente la clientela per poi vendere di più, è un pensiero di una autodistruttività disarmante. Perché?
Senza starci a girare troppo intorno, perché è ESATTAMENTE un negozio a tutti gli effetti come l’altro, e richiede lo stesso tipo di impegno, la stessa forza d’animo e la stessa voglia di sapersi adattare di uno store con la sede fisica.
 
“Si ma… vuoi mettere che qui a via alabarda spaziale 51 passano solo 1000 persone al giorno mentre invece su internet ci sono milioni di persone?”
(ha una sua cazzo di logica vero?)

 
Si ma… vuoi mettere che qui a via alabarda spaziale 51 siete in 10 negozi, la gente ti conosce e sa già ciò che proponi, mentre su internet vai a competere con numeretti un tantinino più grandi e tu ci vai per vendere sempre i calzini e le cravatte come fai qui?
 

Vendere on-line quindi è roba da maestri… come recitare un incantesimo del tipo “Evoca Antico”

Aprire uno shop on-line pare essere l’idea del millennio ma probabilmente, anzi, sicuramente, lo sforzo mentale di capire a cosa si va incontro è sempre sottovalutato perché il primo pensiero di tutti quelli che vorrebbero fare sto passo è quello di togliersi di mezzo i costi fissi di una sede fisica, il personale per l’accoglienza dei clienti e le rogne per gestire fisicamente tutto lo spazio. (Poi la merce e “tipo” il magazzino per le spedizioni ce li mangiamo eh!)
 
Facciamo un po’ d’ordine allora e vediamo che cosa probabilmente pensa nella stra-grande maggioranza dei casi chi deve aprire un e-commerce così poi ci mettiamo mano e vi dimostro che non è affatto così.
 
CASO STANDARD: Apro on-line e vendo, quindi mi serve:
 
• Un dominio con il mio nome (che già è tanto perché molti babbani cercano solo l’EMD secco);
• Un sito tipo WordPress perché tanto è facile da installare ed è gratis;
• Le foto dei prodotti con i prezzi;
• La pagina facebook così aggiungo gli amici e ci metto le offerte.
 
Rispetto allo strambo titoletto messo qui sopra, diciamo che al momento è come se stessi castando (te lo ricordi che vuol dire vero?) al massimo un Evoca topo muschiato, ossia una cosa per stregoni web appena usciti dal corso WP for dummies, quello sul manualetto tascabile di 88 pagine compresa la prefazione di 10 che ti spiega perché è facile fare affari su internet.
 
Siamo onesti però e diciamo che fondamentalmente, il manualetto, la possibilità (almeno quella tecnica) te la sta dando perché ad oggi, se vuoi buttare via 29 euro più iva da Aruba con un dominio (dicono) proprio per wordpress, ti piace un tema free quasi standard (che non sai toccare minimamente) e sai leggere i nomi dei plugin che ti servono dalle istruzioni, “qualcosa” online ce la metti. Però ecco… qualcosa in senso letterale se non addirittura come quasi un dispregiativo.
 
NB: Lo so che non siete tutti così, ma non avete idea della percentuale balorda in cui ricadono quelli del primo esempio.
 
CASO AUSPICABILE: Vorrei vendere on-line ma non so come si fa. Ciao professionista, mi SPIEGHI per bene che devo fare?
 
Ecco, questo già mi sembra un inizio migliore. Ho scritto mi spieghi poi perché l’atteggiamento iniziale sarrebe consono che fosse quantomeno quello di volerne prima sapere, e poi anche perché, il buon professionista di turno, prima di farti spendere dei soldi per qualcosa che nemmeno immagini quanto tempo ti porterà via (evitando magari anche di dover litigare dopo), dovrebbe farti comprendere che le robe da fare sono ALMENO quelle che mettiamo sotto in elenco:
 
1) Capire bene il perché. La risposta non può essere solamente per risparmiare i costi o per vendere di più. La risposta deve essere una vera e propria motivazione e deve essere carica di atteggiamenti proattivi, perché stai per gettarti in un acquario che non è il mare aperto che credevi all’inizio e in cui ci sono pesci così grandi e cattivi che probabilmente ti massacreranno in tempi minori di quelli che servono per essere eliminati la prima volta in QUAKE 3 ARENA con un ping anche troppo alto.
 
Ci saranno investimenti da fare, cose da analizzare, numeri e statistiche in tempo reale da controllare. Tutta una serie di situazioni nuove che si muovono ad una velocità che al confronto, la fiumara di persone davanti ad un negozio di marca con saldi da urlo non è niente. Non si può partire coerentemente con sta cosa senza rendersene conto.
 
2) Capire bene chi, come, e da quanto lo sta facendo già. Non sarai di certo il primo, indipendentemente dal settore che vorrai provare a mordicchiare (perché potremmo parlare di aggredire se lo facessi da anni) e quindi, avrai bisogno di ricercare, studiare ed intabellare TUTTI i dati possibili rispetto a quelli che potrebbero essere concorrenti diretti nella tua nicchia. Si, diretti, perché parliamoci chiaro, è vero che un sito e-commerce lo facciamo “per vincere” altrimenti che lo tiriamo su a fare, ma è pur vero, che per ovvie ragioni di presenza sul mercato, potere commerciale e riconoscibilità assoluta del Brand, è inutile partire per andare a togliere fette di mercato a quelli che li sopra ci sono praticamente nati, quindi, anche per buona creanza le prime analisi facciamole partendo dal basso e aggiungiamo ai nostri studi tutte le concorrenze con un modello aziendale più vicino a quello che abbiamo in casa. Certo, prendiamo spunto come sempre dai grandi, ma le posizioni mangiamocele un poco per volta.
 
3) Capire se ci sono spazi liberi in cui potersi infilare. Questa cosa qui, deve essere una diretta conseguenza del punto qui sopra. Perché? Perché se vendi ad esempio palette per i castelli di sabbia, e ti accorgi che TUTTI i tuoi concorrenti le vendono rosse, col manico in plastica e l’asta di legno, ma nessuno le vende gialle o blu e tutte di plastica, dopo aver fatto qualche ricerca per capire se magari non lo fanno per problemi strutturali, di effettiva richiesta del mercato o magari anche di costi, forse potrebbe essere il momento di proporle per infilarsi in una nicchia che potrebbe essere tua.
 
Questo ragionamento te lo propongo perché fondamentalmente nel mettersi sul web, spesso ci si dimentica che oltre a più potenziali clienti c’è anche più potenziale concorrenza, con portafogli potenzialmente più grandi e prezzi potenzialmente inferiori, quindi provare a diversificare potrebbe essere potenzialmente una buona scappatoia.
 
4) Capire che la struttura e l’eventuale organizzazione della parte tecnica non sono così easy. Non basta prendere un dominio, metterci sopra un CMS e caricare le foto con i prezzi caro, perché esattamente come il negozio in via alabarda spaziale dove hai sistemato per bene l’entrata, il pavimento è sempre in ordine, gli scaffali sono pieni di maglioni colorati e i faretti accesi rendolo le tue vetrine belle luccicanti per esaltare i manichini con indosso i tuoi capi, la stessa senzazione di solidità, fiducia e qualità la devi dare per il tuo sito on-line. Come?
 
• Servendoti di un hosting di un certo tipo, con garanzie tecniche migliori di quelli “per la massa”, con un servizio assistenza che possa risponderti in tempo breve per le problematiche e altre cose piene di sigle che conoscerà probabilmente il tuo professionista, quindi alla fine anche con un prezzo un tantinino diverso dai 29 euro pulciosi soliti.
 
• Servendoti di una struttura adeguata alle tue esigenze. Nel senso che il WordPress di turno potrebbe essere perfetto per iniziare perché sicuramente risulterebbe meno ostico di altri prodotti o di strutture create ad-hoc per l’occasione (ed in quel caso anche assai meno costoso), ma lo sarebbe ancor di più prevedendo nel progetto iniziale un eventuale upgrade tecnico (ad altro CMS) in base ai volumi di crescita e alle necessità di avere strumenti più versatili.
 
E allora che ci parto a fare da WP se poi “a una certa” mi tocca cambiare? Beh, sicuramente potrebbe essere consigliabile pensare fin da subito ad una struttura più grande ma inizialmente sistemata in modo da liberare il resto del potenziale a tua disposizione un poco per volta, però in realtà la palla di vetro in certi settori non ce la può avere nessuno, i prodotti non sappiamo fin dall’inizio quanto possono “tirare” e a mio avviso, un miglioramento incrementale di struttura (mantenendo ovviamente incrementali anche i costi) potrebbe essere più adatto per INSEGNARTI a gestire le cose e tenere più sereno il portafogli.
 
Questo perché certi tipi di “aggeggi” sono in grado di farti fare esplorazioni e reportistiche del tuo progetto che probabilmente all’inizio faticheresti a capire anche se le facesse per te una persona più esperta, e quindi, per me, a volte sono da STUDIARE (non guardare soltanto) a piccole dosi.
 
• Pubblicando materiale fotografico all’altezza, perché se devo comprare il tuo prodotto e non ce l’ho davanti, lo devo poter vedere per bene, da più angolazioni, in tutte le varianti di colore, magari ambientato (nel caso di un complemento di arredo) o indossato (nel caso di un capo di abbigliamento). Foto GRANDI, perché lo devi MAGNIFICARE, chiare, luminose, che diano un senso di aria e accentuino la bellezza (si ci vuole anche quella pure se vendi chiodi di rame) di quello che si va a vedere. Un prodotto per essere vendibile deve essere fotografabile. (Cit. di un mio ex capo… mica stronzo eh!)
 
• Scrivendo testi adatti all’occasine. Vuol dire che se mi convinci a cliccare sulla bella fotografia, magari puoi anche farmi perdere 10 secondi per leggere una descrizione decente di quello che mi proponi. Parla di come è fatto, descrivimi le funzioni d‘uso, sii emozionale se il prodotto te lo permette. Vendimelo come se fossi li a parlarmene. La solita descrizione con le misure, i pesi e le quantità di pezzi che ci sono in una bustina non è il massimo insomma. Si ok, dipende dal target, perché se vendi capi di seta ci può stare che sia diverso dal vendere zampironi per le zanzare o scopette per il water, però un po’ di creatività rischia sempre di essere premiata.
 
• Esponendo i dati tecnici e le misure. Già, quelli non vanno nella descrizione ma hanno un ruolo fondamentale per farmi decidere se, come, quando, e quanto comprare. Misure del prodotto, dell’imballo, peso netto e peso lordo (per i prodotti grandi lo needo sempre), uno schemino con le freccette per indicare altezza, larghezza e profondità, tempi di preparazione e spedizione. Se decido di spingere sul tastino del carrello non è solo perché mi piace, perché me lo hai ben esposto e perché costa ragionevolmente meno, ma perché magari capisco pure che mi arriva in tempi giusti, bene imballato, non rovinato e in caso posso anche rimandartelo indietro GRATIS se non funziona o non mi piace.
 
• Sapendo utilizzare bene le call to action nel posto e nel momento adatto. Un pulsante con scritto compralo subito, se non sta messo nel posto giusto, accostato ad un prezzo giusto, di fianco o al di sotto di un titolo giusto, messo col colore giusto e col font anche quello giusto, non converte una ceppa. Il processo di conversione, se hai ben letto qui sopra, in realtà inizia molto prima, e non è fatto solo di “mi piace quindi schiaccio il bottone”, perciò, se arrivo all’ultimo, proprio perché sto per darti i miei cavolo di soldi ancor prima di aver visto la merce (capisci?) quel piccolo step dovrà essere perfetto, chiaro, leggibile e pure invitante quasi come se il piacere te lo stesse facendo quello che vende.
 
5) Capire che non è easy nemmeno la gestione dell’ordine, della spedizione e del magazzino. Hai le quantità esposte di ogni prodotto? Hai solo il bollino con disponibile si/no? Come ti regoli? Un negozio on-line che espone le quantità a disposizione di ogni prodotto, deve capire ad esempio che se io cliente ne visualizzo troppo poche, potrei avere l’idea di un negozio vuoto o di uno che ha da levarsi il fondo di magazzino, oppure se visualizzo solo la disponibilità o meno dell’articolo, potrei essere tentato di comprarne 1000 magari superando le scorte che ci sono da parte e mettendoti in difficoltà, perché se poi non ci arrivi col magazzino ed io ho già pagato, TU MI DEVI SERVIRE PRESTO E BENE IN OGNI CASO altrimenti faccio un casino.
 
E poi… gli ordini ogni quanto li fai? Quanto ci metti a farteli arrivare? E le spedizioni? Che accordo fai col corriere? Ricorda che oggi in molti la mettono gratis SEMPRE, ma tu all’inizio dovrai inventarti qualcosa sulle quantità minime per prodotto, o un ordine minimo di spesa, un buono per il successivo acquisto, un cadeaux speciale o ancora altro.
 
6) In ultimo, ma mancherebbero ancora altri affari immoralmente belli e complessi come la parte di WEBMARKETING: la gestione del cliente. L’unica cosa che ti differenzia da un negozio fiscico, è che per qualnque problema, controversia o quant’altro, il cliente non può sputarti in faccia di persona… e non è sempre un bene.
 
I social, i siti e i forum specializzati del prodotto, oggi si riempiono di persone che cercano spiegazioni, consigli, valutano la tua reputazione on-line e chiedono di tutto prima di venire a sbattere la testa da te. Nerd della situazione per quel tipo di nicchia compresi eh (oh, il nerd non è solo quello del PC, dei giochi e dei filmetti zozzi con le tizie tettone!) Perché?
 
Perchè fa parte delle comodità di questi anni così tremendamente tecnologici, perché è fondamentalmente facile farlo, perché non ti vedo in faccia e anche se vedo una foto tua potrei non fidarmi e perché magari se lo compra la massa mi viene da pensare che VA BENE.
 
Soddisfare o meno un cliente, recuperare una trattativa, alzare il telefono per essere più convincenti o per ringraziare di un acquisto particolare, mandare una mail gentile scritta appositamente… sono tutte cose che vanno fatte indipendentemente dal tipo di attività, fisica o web che sia, e sono quelle che nel bene e/o nel male possono fare la differenza.
 
CAPITO QUANTO CI PASSA TRA LE BUONE INTENZIONI, LE IDEE DEL MILLENNIO (manco giocassimo a Yu-Gi-Oh!) E LE COSE FATTE PER BENE?
 

Ma poi no, inizi co sto “AZAcoso” e non mi dici che cavolo c’entra con creare un e-commerce. Almeno spiegalo no?!

Anche tu c’hai ragione, ma in realtà è che l’altra sera discutevo a cena con un amico appunto di come fosse complesso creare un e-commerce da zero, e poi tornato a casa mi sono messo a rileggere Lovecraft, quindi la folgorazione m’è arrivata lì (pigliatela col fiore di zucca impastellato). Ti spiego però, perché tra le varie mostruosità di cui ti accennavo durante il delirio con le mappe mentali e i giochi di ruolo, ce ne sta una che è la più grossa di tutte, una così cattiva che è meglio non starla a cercare. Ecco, si chiama Azathoth.
 
Sto affare, sarebbe il più potente degli Dei Esterni (fa finta di capire che abbiamo finito) narrati dallo scrittore, ed è descritto come la personificazione del Caos Primitivo, un casino totale che giace dormiente al centro dell’universo e dai cui sogni, l’universo (appunto) conosciuto ha preso vita. La deduzione più logica allora è:
 
CHE CAZZO SUCCEDE SE DECIDE DI SVEGLIARSI?
 
Ecco, in termini schietti e senza passare dal via, va tutto praticamente a puttane! Un po’ come quando chiudi un negozio, apri on-line e fai le cose senza starci attento per bene!
 
Ci sei adesso caro lettore con la sanità divagante quasi come la mia?
Lo sai che se sei arrivato a leggere delle puttane ti voglio bene vero?
 
La prossima volta non so ancora cosa ti aspetterà ma se vorrai sentirti più sereno potrai sempre provare a suggerire qualcosa!!
 
A presto, saluti pigri!

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Web Designer/Grafico/Nerd e SEO con insane tendenze al Copywriting. Scrivo quello che penso. Ah! Non fate caso a Goldrake, è che non sapevo dove parcheggiarlo!

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